lunedì 14 gennaio 2008

in fuga dalla civiltà grazie a Sean Penn


Roma Film Festival: Into The Wild, Recensione in Anteprima!
pubblicato: giovedì 25 ottobre 2007 da dr. apocalypse in: Anticipazioni Festival e rassegne Recensioni Americano Drammatico Roma Film Festival
E alla fine il capolavoro assoluto a questa Festa del Cinema di Roma è finalmente arrivato!
Into The Wild si candida da subito alla corsa dei prossimi Oscar, felice di poter brandire la palma di miglior film della stagione e tra i più belli degli ultimi 10 anni.
Diretto da Sean Penn, tratto dal bestseller di Jon Krakauer, Nelle terre Estreme, ed interpretato da un mostruoso Emile Hirsch, il film a mio avviso tende a toccare la perfezione più assoluta.
La storia narrata è quella di Chris McCandless, ventiduenne fresco di laurea, con un promettente futuro di fronte a sè, deciso ad abbandonare tutto e tutti per partite all’avventura, verso l’ignoto, nella natura più selvaggia, Into The Wild.
Nel corso del viaggio, durato due anni, Chris cerca disperatamente di capire se stesso ed il posto che dovrebbe occupare nel mondo, abbandonando la sua vecchia identità, creandosene una nuova, fuggendo dalla famiglia, bruciando soldi e averi, pronto ad intraprendere un viaggio lontano da una società consumistica, attaccata al vile denaro, violenta e rissosa, in cerca di una pace interiore ed esteriore, con un traguardo finale ben preciso… l’Alaska.

articolo da fonte:
http://www.cineblog.it/post/7651/roma-film-festival-into-the-wild-recensione-in-anteprima

questo stupendo film è ispirato al romanzo "Nelle terre estrme" di Jon Krakauer edito da Corbaccio e racconta la storia vera legata ad un lungo viaggio alla ricerca della felicità e della verità nell'America degli emarginati.Un lungo viaggio che al cinema dura circa due ore,scandito da una colonna sonora straordinaria grazie a Eddie Vedder dei Pearl Jam e ad ulcuni pezzi di chitarra di Michael Brook e Kaki King....da non perdere assolutamente!...fidatevi di gianca,ok??

ciao e alla prossima gianca

domenica 13 gennaio 2008


Recensione di: Grafton, (Sunday, April 08, 2007) | Voto: * * * * °

Koten, Sassonia, 1717-1723: Johann Sebastian Bach compone i "Concerti Brandeburghesi" e li dedica al margravio Christian Ludwig di Brandeburgo.

Parigi, Francia, 2006: Al "Palais des Congrés" il pianista Jacques Loussier inizia a registrare, insieme al contrabbassista Benoit Dunoyer de Segonzac e al batterista André Arpino, una sua particolare interpretazione di quei sei concerti.
Ed ora, eccoci qui con il prodotto finito, tra le nostre mani. Jacques Loussier, da sempre interessato alla ricerca di una perfetta "fusione" e rilettura della musica classica in chiave Jazz, sembra aver centrato il bersaglio, riportando la musica di Bach alla sua immediatezza ed essenzialità. Spogliando gli arrangiamenti orchestrali e concentrandosi solo sul tema principale, conducendo poi esso ad un'improbabile (per i puristi) improvvisazione Jazz, il pianista ci fa capire fin da subito il suo intento: quello di omaggiare il compositore tedesco, mettendo in risalto la poliedricità dei Concerti Brandeburghesi e sottolineando come essi possano essere visti da angolazioni diverse.
Le composizioni non sono particolarmente sviluppate, sono soltanto schizzi, improvvisazioni vere e proprie che però, proprio in virtù della loro semplicità risultano vincenti. Così eccoci qui ad ascoltare una versione minimale dei primi 3 movimenti del Primo Concerto che della musica di Bach originale hanno solo lo spirito, il tema di fondo e non molto altro. Ma d'altronde questa non è un' opera di pura e semplice citazione; i passaggi che portano la band dallo sviluppo del tema classico all'improvvisazione jazzata vera e propria sono davvero godibili e notevoli (merito dell'ottima coesione strumentale del trio) e noi, ascoltandoli non possiamo che rimanerne affascinati.
Il metodo di composizione quindi, è lo stesso per tutti i concerti, fatta eccezione per il quinto. Qui i tre movimenti sono studiati più accuratamente, non ci si ferma alla superficie e all'essenza della musica di Bach, ma si cerca, per quanto possibile, di scavare più in profondità. E anche se questo è un pò in contraddizione con il resto del disco, dove i brani vengono esaltati nella loro semplicità, la rielettura del 5 Concerto non solo risulta particolarmente efficace, ma diventa anche, a mio modo di vedere, l'episodio centrale del disco e il migliore. Impossibile non rimanere stupiti di fronte alla minuziosa ricerca di incontro tra tema classico e improvvisazione jazzata (perfettamente riuscita) del Primo Movimento, cosi come nel Secondo e nel Terzo, dominanti dal contrabbasso dalla cavata profonda di Benoit Dunoyer.
Loussier disse che "questo disco mi ha riportato al centro della musica di Bach, alle sue radici, alla sue essenza" e noi, non possiamo che concordare con lui, pur rimanendo particolarmente entusiasti di fronte alle più laboriose riletture del Quinto Concerto.
Un lavoro che farà storcere il naso ai puristi di Bach, ma che consiglio a chi avesse voglia di rimanere piacevolmente sorpreso da questo Trio che, con doverso rispetto, si è avvicinanto alla musica di Bach, l'ha manipolata e ne ha mostrato un lato del tutto nuovo, ma terribilmente affascinante.

articolo da fonte:
http://www.debaser.it/recensionidb/ID_17076/Jacques_Loussier_Bach__The_Brandenburgs.htm

a volte la musica può rendere felici le persone ed io sono riuscito nel mio intento...un grande loussier in stile jazz-classica ci riporta bach sul pianeta terra per regalarci lacrime di gioia!!....

ciao e alla prossima

grazie a loussier un bach allo stile jazz!!...divino


di Elisa Bianchini

Cosa c’entra Bach col jazz? E’ questa senz’altro la domanda più immediata di fronte ad un musicista come Jacques Loussier, un riconosciuto pianista jazz che si confronta non solo con la musica classica – tradizionalmente tempio del rigore e della cultura "alta" – ma in particolar modo con Bach, con la sua perfezione quasi geometrica. E’ vero che anche ai tempi di Bach era un divertimento consueto, fra musicisti, quello di riprendere temi e melodie noti per trasformarli attraverso innumerevoli variazioni, e che questo principio di infinita variazione su un tema è una delle cifre della musica jazz. Tuttavia, sia gli appassionati di musica classica che i "puristi" del jazz sono rimasti diffidenti di fronte alla musica di Jacques Loussier e del suo trio.
Ma il lavoro portato avanti dal Trio Loussier si distacca notevolmente da altri esperimenti di "contaminazione" frequenti nella musica jazz; da un lato, musicisti come Benny Goodman o Winton Marsalis si sono confrontati con partiture classiche, eseguendole in modo tradizionale, quasi a ricercare una legittimazione del jazz negli ambienti della cosiddetta "musica colta"; dall’altro, molti musicisti hanno ripreso nel corso delle loro jam session motivi celebri "presi a prestito" dall’opera lirica o dalla musica sinfonica (un esempio per tutti la "Habanera" dalla "Carmen" di Bizet, insistentemente rievocata da Dizzy Gillespie). Possiamo dire che la musica del Trio Loussier risulta da entrambe queste tendenze: una sapiente armonia fra l’esecuzione del brano e la ripresa delle suggestioni da esso ispirate, fra la perfezione formale della musica di Bach e l’improvvisazione solistica del jazz: è sorprendente come si ritrovi in questo concerto tutto lo spirito di Bach, ma come allo stesso tempo esso sia calato nelle atmosfere rarefatte di un jazz sofisticato ed elegante. Probabilmente un genere nuovo, che può interessare e attrarre gli appassionati di due modi di fare musica tradizionalmente separati e ritenuti incomunicanti.
Compositore: Johann Sebastian Bach

articolo da fonte:
http://www.kalporz.com/recensioni/playbach.htm

grazie al mitico loussier bach sembra rivivere in stile jazz!!...musica favolosa!!..

ciao e alla prossima gianca

sabato 12 gennaio 2008

il Blue Note di Milano...un locale chic per sognare...


La Monte Carlo Nights Orchestra nasce da un'idea di Nick the Nightfly grazie alla sua passione per le Swinging Big Bands. Con la direzione di Gabriele Comeglio e con il patrocinio di Radio Monte Carlo e del suo editore, Alberto Hazan, nasce una nuova orchestra nel panorama musicale italiano, con un organico eclettico, in grado di eseguire diversi stili musicali: dallo Swinging Jazz delle Big Band al Soul Jazz fino a toccare un Pop raffinato.
E' possibile ascoltare Nick the Nightfly e la Montecarlo Nights Orchestra nel nuovo cd "Live At The Blue Note Milan" su etichetta Nikto Edel Italia. L'orchestra accoglie alcuni dei più prestigiosi nomi presenti sulla scena musicale italiana; si tratta di session men e solisti di indiscusso valore con una grande esperienza orchestrale alle spalle.
L'album è stato registrato live al Blue Note di Milano nel dicembre 2003. Piacevolissimo l'ascolto di questo cd, che tra l'altro contiene celebri successi densi di atmosfera e di swing quali Strangers in The Night, Fly Me To The Moon, e I've Got You Under My Skin, resi famosi a livello mondiale da Frank Sinatra, Walk On By di Burt Bacharach, Every Day I Have The Blues e Splanky, di Count Basie.
Ospite della serata, e grande amica di Nick, Sarah Jane Morris, che duetta con lui in The Look Of Love e Raindrops Keep Falling On My Head e canta come solista in Me And Mrs. Jones.
I brani sono stati eseguiti con fedeltà rispetto alle loro versioni originali. Nick the Nightfly, celebre ed esperto dj radiofonico (Radio Monte Carlo), si rivela anche un piacevole cantante e interprete. Inoltre, suo è un brano originale dedicato a Duke Ellington: "BSwing". L'ascolto di "Live At The Blue Note Milan" è estremamente gradevole, lo swing è garantito.
Eva Simontacchi per Jazzitalia

articolo da fonte:
http://www.jazzitalia.net/recensioni/Nick_liveatbluenote.asp

per festeggiare alla grande i propri sogni, una sera al blue note di milano, locale magico con del jazz mitico...da non perdere!!...prossimamente sul pianeta terra!!...

ciao da gianca e alla prossima!...

Nick the Nightfly and The Monte Carlo Orchestra
Live at the Blue Note Milan

1. Everyday I Have The Blues (Chatman)
2. Strangers in The Night (Kaempfert – Snyder – Singleton)
3. I've Got You Under My Skin (Cole Porter)
4. Walk On By (Burt Bacharach – Hal David)
5. Music To Watch Girls By (Ramin – Velona)
6. The Look Of Love (Burt Bacharach – Hal David)
7. Me And Mrs. Jones (Gamble – Huff)
8. Wives And Lovers (Burt Bacharach – Hal David)
9. BSwing (Nick the Nightfly – Gabriele Comeglio)
10. Raindrops keep Fallino On My head (Burt Bacharach – Hal David)
11. Fly Me To The Moon (Howard – Roth)
12. Splanky (Neal Hefti)

due cuori in atlantide...


Un vecchio guantone da baseball ricevuto improvvisamente per posta costringe Bobby Garfield, affermato fotografo di mezz'età, a ritornare indietro nel tempo e nel luogo, a quella lontana estate del 1960, quando straordinari eventi segnarono la fine della sua infanzia. È la mattina del suo undicesimo compleanno quando, nella casa dove Bobby (Anton Yelchin) abita con la madre, arriva Ted Brautigan (Anthony Hopkins). L'uomo è tormentato da un passato misterioso, e da strane trance precognitive che lo angosciano, eppure è in grado di instaurare col ragazzino un profondo rapporto di amicizia, prestandogli quelle attenzioni che la madre vedova (Hope Davis), troppo amareggiata e disillusa, non è in grado di dare al figlio. È così che Bobby scopre i valori dell'amicizia e del coraggio, ed è così che si innamora per la prima volta della sua compagna di giochi, Carol. Ma gli eventi precipitano, Carol è picchiata a sangue da un ragazzetto crudele, la madre di Bobby scopre a proprie tragiche spese la verità sul suo datore di lavoro, e Ted è costretto a rimettersi in fuga: gli uomini grigi che da tempo lo stanno braccando sono ormai vicini. Solo Bobby è in grado di capire il perché e di aiutarlo. Scott Hicks, già regista del pluripremiato Shine, ci regala una convincente prova d'autore, sorretta dal racconto di Stephen King e dalla grande interpretazione di Anthony Hopkins, il cui sguardo malinconico disegna un personaggio sofferto, eppure capace di trasmettere amore e speranza.

articolo da fonte:
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=33741

una storia stupenda, che apre i nostri cuori nel segno dell'amicizia e dell'amore...Antony Hopkins divino!!...per nulla al mondo dovete lasciarvi scappare questo magico film!!...

ciao e alla prossima!...gianca

venerdì 4 gennaio 2008

Michel Petrucciani & Stephane Grappelli...per gli amanti del jazz


La vita senza musica è impensabile…..la musica senza vita è accademia… ecco perché il mio contatto con la musica è un'abbraccio totale"(L.Berstein)

STEPHANE GRAPPELLI - MICHEL PETRUCCIANI
Flamingo. Dreyfus Records - Distr. Sony Music
Stephane Grappelli - violino, Michel Petrucciani - piano, George Mraz - basso, Roy Haynes - batteria.
Parigi, 15-16-17 giugno 1995.

Un cd con un gusto particolare, molto indicato per chi vuole avvicinarsi al jazz e per chi ha sempre affermato di non amarlo, a volte per partito preso, perché è difficile amare qualcosa senza prima desiderare di conoscerla. Dicevo dal gusto particolare in quanto nel disco si incontrano due mondi musicali apparentemente diversi tra loro (Little peace in). Da una parte quel monumento del violino jazz che è stato Grappelli con quel suo modo di portare le note e di swingare che era tipico della sua generazione; e dall'altra Petrucciani, gigante del piano jazz moderno da poco scomparso, che come pochi è stato maestro nel fondere la profondità armonica di Bill Evans con l'estro ritmico di pianisti come, ad esempio, Herbie Hancock. Dicevo apparentemente diversi perché in realtà la loro comune appartenenza all'anima più vera del jazz li fa dialogare come due amici di vecchia data che si stimano profondamente, supportati poi dall'esperienza di un bassista solido e navigato come Mraz e dalla maestria di uno dei più grandi batteristi jazz della storia, Roy Haynes, che nel disco è proprio il punto d'unione tra questi due mondi.
Flamingo, il brano che da il titolo al cd, mette bene in risalto il lirismo e la capacità di manipolare la melodia propria di Grappelli, ma soprattutto esalta la voce del suo violino così struggente, a volte straziante e piena di nostalgia. Caratteristiche quelle appena descritte che ritroviamo in particolare in tutte le ballads del cd (These follish things, I can't get started, Misty e Lover man). Bellissimo l'arrangiamento di un vecchio brano come Sweet Georgia brown dove Petrucciani dimostra, con un creativo e al tempo stesso oculato assolo, di aver assimilato come per osmosi la lezione dei grandi del jazz. In generale tutto il cd emana una tenerezza e una familiarità con cui i musicisti si sono trattati e hanno interagito col materiale musicale.
Valse du Passé, brano di Grappelli che chiude il disco (in duo con Petrucciani) ha un sapore tutto particolare espresso bene da Petrucciani nelle note di copertina: "Quando hai l'opportunità di lavorare da vicino con un musicista come Grappelli e sei capace di condividere il suo segreto e la sua conoscenza della musica, allora tu sai che il jazz ti ama veramente".

Articolo preso da fonte http://www.jazzfriends.org/scritti.htm

mercoledì 2 gennaio 2008

Jacques Loussier - Impressions of Chopin's Nocturnes



a volte, nella nostra vita, il destino ci permette di conoscere casualmente delle persone,scoprire sugli scaffali delle librerie,letture magiche e nei negozi musicali album da sogno...
e l'esempio vivente è rappresentato da questo fantastico album dal titolo
"Impressions of Chopin's Nocturnes " interpretato al pianoforte in stile jazz da questo pianista/compositore francese Jaques Loussier nato a Angers, France il 26 ottobre del 1934...che ci regala momenti meravigliosi per le nostre ore notturne...visto i notturni di Chopin!!...

l'immagine della copertina proviene dal sito Ibs
www.internetbookshop.it

e l'immagine di jaques loussier proviene dal sito
http://www.universal-music.co.jp/jazz/artist/jacques_loussier/index.html