sabato 15 marzo 2008

fantastica scoperta sul pianeta K-Pax





oggi data terrestre 15 marzo anno 2008 è stata fatta una favolosa scoperta sul pianeta K-Pax della lontana galassia dell'universo. La nascita di una meravigliosa rosa rossa e sembra che accanto è stato visto un buffo bambino che dice chiamarsi il Piccolo Principe e continua a ripetere che la sua rosa è unica nell'universo!...

a lato mostriamo le 3 foto scattate con un mega telescopio di ultima generazione americano che mostrano nitidamente la rosa e il Piccolo Principe in piedi sul suo pianeta e per ultima la foto del pianeta K-Pax

Numeri e memoria: lo scimpanzé batte l'uomo


Lo scimpanzé Ayumu durante l'esperimento

Gli scimpanzé hanno una memoria visiva più pronta di quella umana. Sono questi i risultati dell'esperimento condotto dal Primate Research Institute all'univeristà di Kyoto e ha confrontato scimpanzé di cinque anni con studenti di college.

Scienziati increduli - "Non lo avrei mai immaginato", commenta il professor Tetsuto Matsuzawa, co-autore dell'esperimento i cui risultati verranno pubblicati domani dalla rivista "Current Biology". Matsuzawa ha sottoposto tre giovani scimpanzé al seguente test: uno schermo touch-screen con 9 cifre, corrispondenti ad altrettanti tasti da premere per ristabilire la sequenza mostrata loro per brevissimo tempo. L'animale vincitore della selezione, Ayumu, ha poi sfidato 9 volontari, uomini e adulti.

Ayumu batte tutti - Lo scimpanzé li ha battuti tutti. Stessa percentuale nel ricordare i numeri se la durata del colpo d'occhio è di 7 decimi di secondo, ma dimezzando il tempo Ayumu è capace di ri-digitare esattamente l'80% delle sequenze, mentre gli uomini scendono al 40. Anche se sottoposti ad allenamento specifico, come gli autori della ricerca hanno fatto per alcuni di loro.

Memorie fotografiche a confronto - La superiorità dello scimpanzé è dovuta a due fattori, secondo Matzusawa: l'uomo ha sacrificato buona parte della memoria visiva per sviluppare l'area del cervello dedicata al linguaggio. Per questo la sfida verrà ripetuta con dei bambini.


fonte
http://animali.tiscali.it/articoli/07/dicembre/04/scimpanze_batte_uomo_123.html

Gli animali hanno il senso del tempo



LONDRA, Gran Bretagna -- Al calare della notte la ghiandaia, un uccello irrequieto lungo una trentina di centimetri, prima di addormentarsi si prepara la colazione. Una capacità di prevedere i propri bisogni nel tempo futuro che fino ad oggi si pensava una prerogativa dell’uomo. La scoperta è stata realizzata da Nicola Clayton, Direttrice degli Studies in Natural Sciences dell’Università di Cambridge (Gran Bretagna) che ha realizzato lunghi esperimenti i cui risultati sono stati riportati sulla rivista Nature.
Ciò che le ha permesso di giungere a tale conclusione è l’esperimento eseguito con esemplari che venivano posti in gabbie diverse comunicanti tra loro solo in alcune ore della giornata. Durante i primi giorni delle prove le ghiandaie venivano introdotte al mattino in un settore della gabbia senza alcuna nocciolina e così rimanevano senza la colazione da loro tanto desiderata.
Ci è voluto poco tempo alla ghiandaia pensare che sarebbe stata buona cosa rifornire di noccioline il settore della gabbia nel quale si sarebbe trovata al mattino successivo, prendendole dalle altre aree cui le era permesso di entrare durante la giornata. Ciò prova che le ghiandaie sono in grado di prendersi cura del proprio futuro.
Ma l’esperimento non si è fermato qui. Clayton ha voluto anche capire se le ghiandaie sono in grado di ricordare le esperienze temporali trascorse. La ricercatrice è partita dal fatto che tali uccelli nascondono frequentemente due tipi di cibo: le larve e le arachidi. Delle prime fanno banchetto non al di là di poche ore dal momento in cui sono sepolte, delle seconde, invece, si nutrono anche dopo giorni dal loro insabbiamento.
Ebbene dopo aver lasciato che un certo numero di ghiandaie nascondessero un po’ di larve e un po’ di arachidi le ha rinchiuse in una gabbia, rilasciandone alcune dopo poche ore, altre dopo alcuni giorni. Le prime si sono avventate sulle larve, mentre le seconde sulle arachidi.
“Ciò significa - ha spiegato la ricercatrice - che tali uccelli hanno la “memoria-episodica”, che secondo gli psicologi è la memoria che permette di ricordare come, quando e dove sono accadute nel tempo certe esperienze personali”. La scoperta che tali uccelli possiedono la capacità di pensare al futuro e di ricordare il passato fa ipotizzare che essi hanno il senso del tempo che trascorre.
Sulle orme di tale scoperta altri ricercatori sostengono anche i colibrì sembrano ricordarsi non solo dove, ma anche quando hanno visitato determinati fiori per cibarsi del loro nettare. Sulle ricerche tuttavia, vi sono pareri contrastanti.
Un forte oppositore è Thomas Suddendorf, psicologo all’Università del Queenlsand (Australia), che da tempo si occupa dell’argomento, il quale ha detto: “Al momento vi indicazioni che fanno pensare solo al fatto che la maggior parte degli animali vive unicamente nel presente”. Egli sostiene che un animale può ricordarsi semplicemente del nascondiglio, senza avere la coscienza di aver nascosto il cibo. “So che nel 1967 mia mamma mi diede alla luce, ma questo non significa che posso viaggiare con la mente fino a quel giorno per rivivere l’evento. Lo so e basta”, spiega lo psicologo.
Secondo Suddendorf la vera memoria-episodica si è evoluta nell’uomo perché dipende da molto fattori che sono stati documentati chiaramente solo nella mente umana. Il vantaggio di tale memoria non sta semplicemente nel ricordare il passato, ma soprattutto nel fornire “un vantaggio per la predizione del futuro e ciò si è sviluppato circa un milione e 600.000 anni fa”, ha detto.
William Roberts, psicologo all’Università dell’Ontario sostiene invece che l’ipotesi della Clayton trova supporto in un esperimento fatto con le scimmie-scoiattolo. Se si offrono loro due porzioni di cibo, la seconda molto più abbondante della prima, ma con una quantità d’acqua molto inferiore, le scimmie scelgono la porzione più piccola, perché offre loro anche più acqua.
Spiega Roberts: “Le scimmie sanno “prevedere” che nel prossimo futuro avranno sete e ciò significa che sanno proiettare nel tempo un bisogno importante”. Esperimenti che se non hanno una spiegazione in ciò che sostiene la Clayton, rende ancor più misteriosa la mente degli animali.

fonte http://www.scienze.tv/node/520
inserito da scienze e tv

Sappiamo sempre "chi" parla. Come le scimmie


Suona il citofono. Chi è? «Io...» E tra i tanti possibili "io", a questo diamo subito un nome e un volto. È una capacità che va ben oltre la familiarità e che ha origini molto lontane: per scoprirle alcuni ricercatori tedeschi stanno ascoltando le scimmie.

Bendate un macaco, e saprà comunque identificare singolarmente i suoi simili ascoltandone i versi: merito di un'area del cervello deputata al riconoscimento vocale, molto simile a quella che si attiva nel nostro encefalo quando sentiamo parlare parenti o amici. La scoperta dei ricercatori tedeschi del Max Planck Institute potrebbe rivelarsi preziosa per capire come il cervello umano si sia evoluto in relazione alla comparsa del linguaggio.

La corteccia
Se riusciamo a individuare una voce in mezzo a tutti i suoni che ci circondano è grazie alla corteccia uditiva, che si attiva soltanto in risposta a voci "umane". Ma non siamo i soli a possedere questo talento: già da qualche tempo si sospettava che le scimmie avessero una simile capacità.

Tra scimmie ci si riconosce
Gli etologi hanno fatto ascoltare a un gruppo di macachi una varietà di suoni (versi di macachi e di altri animali, tuoni, rumori di pioggia...) e hanno usato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per monitorare l'attività cerebrale degli animali. E così hanno identificato una zona del cervello (vicina a quella umana del riconoscimento vocale) che si "accendeva" ogni volta che le scimmie sentivano i versi emessi dai loro simili, rimanendo insensibile agli altri suoni. Non solo: l'attività di questa area sembra suggerire la capacità di "distinguere" le voci delle singole scimmie.

Alle origini del linguaggio
È qualcosa di primitivo, ma molto simile a quanto accade nel nostro cervello, ritengono i ricercatori. Che pensano che quest'area potrebbe aver rappresentato, nel corso dell'evoluzione dai primati all'uomo, un primo passo per lo sviluppo dei più complessi meccanismi neuronali alla base del linguaggio. L'area di riconoscimento vocale si sarebbe poi spostata da dove si trova ora nelle scimmie alla sua collocazione attuale nel cervello umano, da dove interagisce con le altre zone responsabili della comunicazione verbale.

fonte
http://www.focus.it/Notizie/2008/febbraio/Anche_le_scimmie_riconoscono_i_familiari_dalla_voce.aspx

venerdì 14 marzo 2008

Carlotta sul tatami e cosa si mangia per cena?...


mi faccio una bel sonnellino!...


oggi lo chef consiglia pasta fagioli e salsiccia!...

Cenerentola e gli 007 nani



Il magico mondo delle favole è in subbuglio, l'equilibrio tra bene e male si è spezzato e la perfida Matrigna guida un'alleanza di malvagi decisi a prendere il potere. Spetterà alla figliastra Ella, divisa tra l'amore per un principe e quello per Rick, un umile servo di palazzo, guidare la resistenza e riportare l'ordine nel suo mondo.

link
http://www.filmscoop.it/film_al_cinema/cenerentolaegli007nani.asp

la nostra vita va vissuta come una bella favola e con la nostra fede abbinata alla nostra forza positiva ci regaleremo un lieto finale!...
basta crederci e non mollare mai!...non rinunciate mai alla ricerca della felicità e una volta che l'avrete trovata cercate di condividerla con le persone che voi amate per donare loro la felicità!...parola di gianca l'eterno sognatore e piccolo principe di un lontano pianeta chiamato K-Pax sperduto nella galassia!

martedì 11 marzo 2008

L’infinita e inguaribile stupidità


E’ un atteggiamento irrazionale che consente all”uomo di accettare nuove sfide
Infinita, contagiosa, spesso inguaribile. È la stupidità che ognuno di noi si porta dentro, ma che, secondo molti studiosi, ha in sè anche una funzione evolutiva: può farci compiere atti avventati, errori che, se riconosciuti, possono portarci ad un nuovo progresso, ad una nuova conoscenza.

«In quanto atteggiamento irrazionale, consente all’uomo di accettare sfide che normalmente non accetterebbe. E la deviazione dalla stupidità porta alla genialità e all’invenzione di soluzioni innovative» spiega Francesco Betti, autore de “Le strategie della stupidita” che, insieme ad un prestigioso team di esperti, affrontano nell’ultimo numero di “Focus” tutti i risvolti di questa forza irrazionale e imprevedibile.

«Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo all’universo ho ancora dei dubbi». Così Albert Einstein definiva un problema tanto antico quanto irrisolto. Secondo molti esperti, l’uomo porta in sè la stupidità da sempre, il primo fu proprio Adamo, che per un frutto perse il paradiso. Ma cosa si intende per stupidità?

Di certo non l’opposto di intelligenza, poichè anche gli intelligenti possono compiere azioni da stupidi senza accorgersene o ammetterlo a se stessi. Una definizione della stupidità arriva dallo storico ed economista Carlo Cipolla: una persona stupida è quella che causa un danno a un’altra persona o a un gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sè, o addirittura subendo una perdita. «La nostra vita è punteggiata da perdite economiche, di tempo o di energie -dice lo studioso- e la causa sono le improbabili azioni di qualche assurda creatura, che nei momenti più impensabili ci provoca danni, per di più non guadagnandoci nulla in cambio». Ma, solo alcuni sono stupidi?

In realtà no, dicono gli esperti. Forse lo siamo proprio tutti. Secondo Gianfranco Livraghi, ricercatore e autore de “Il potere della stupidità”, «si tende ad etichettare come stupidi tutti i comportamenti che non rientrano nei nostri schemi mentali ordinari. Ma pensare che solo gli altri siano stupidi è un circolo vizioso. In ognuno di noi c’è un fattore di stupidità che è sempre maggiore di quello che pensiamo». Dunque la stupidità non è una prerogativa solo di alcune persone. Il problema è che difficilmente ci si rende conto di esserlo.

Questa “nemica invincibile” è stata a lungo studiata per capire davvero da cosa provenga. «In ambito clinico la stupidità è la malattia peggiore, perchè è inguaribile» spiega Luigi Agnolli, docente di psicologia della comunicazione all’università di Milano-Bicocca. Che aggiunge: «Lo stupido è portato a ripetere sempre gli stessi comportamenti perchè non è in grado di capire il danno che fa e quindi non può autocorreggersi».

Uno studio dell’università inglese di Exeter ha identificato un’area nel cervello, nella regione temporale della corteccia, che si attiva per non ripetere un errore già commesso. Se alla base della stupidità ci fosse un’anomalia di questa regione forse un domani sarà possibile correggerla con un intervento.

Tuttavia la stupidità ha una funzione evolutiva: serve a farci compiere atti avventati, che in molti casi possono essere più utili del non far nulla. «In quanto atteggiamento irrazionale, consente all’uomo di accettare sfide che normalmente non accetterebbe. E la deviazione dalla stupidità porta alla genialità e all’invenzione di soluzioni innovative» osserva, dunque, l’autore de “Le strategie della stupidità”, Francesco Betti. Nell’esperienza dell’errore c’è sempre un progresso della conoscenza. Quindi bisogna riconoscere e annullare gli errori. Non a caso lo scrittore Paul Valèry diceva: «C’è uno stupido dentro di me. Devo approfittare dei suoi errori».

Storicamente la stupidità è una piaga che affligge l’umanità. «Non potremo mai sconfiggerla del tutto -afferma ancora Carlo Cipolla- ma i suoi effetti possono essere meno gravi se capiamo come funziona». Cipolla ha individuato tre caratteristiche per prevenire e curare. Eccole. La prima: La stupidità è inconsapevole e recidiva. Dunque, chi è stupido non lo sa ed è quindi più pericoloso. La seconda caratteristica: La stupidità è contagiosa. Le folle sono più stupide delle singole persone che la compongono. Il contagio emotivo diminuisce le capacità critiche.

La terza e ultima caratteristica individuata da Cipolla tocca il potere e alcune figure storiche che lo hanno gestito. «Il potere rende stupidi» diceva Nietzsche. Basti pensare a Luigi XVI, che nel giorno della presa della Bastiglia appuntò sul suo diario «Oggi niente di nuovo». Come non ricordare anche la decisione di Napoleone di attaccare la Russia in pieno inverno, col risultato che l’armata francese venne decimata dal freddo prima che dalla battaglia, o le disfatte prevedibili di Caporetto, Vietnam e Iraq di oggi.

fonte la stampa.it
link http://www.stepri.net/