venerdì 12 settembre 2008

IL GABBIANO














Se potessi scegliere,
in un’altra vita
vorrei essere un gabbiano

per librarmi in volo
nei cieli del mondo
e sfiorare le onde dei mari

avrei accanto a me
tanti amici pennuti
e l’aria fresca
che mi ricorda
d’esser vivo

non posso parlare
ma solo cantare
e nel mio verso stridulo…
c’è tutto quello
che una persona
vuole sentire…

a volte…
le persone possono trasformarsi
in gabbiani
ed i gabbiani
diventare umani

sta a noi
sapere cosa vogliamo essere
persone per amare
o gabbiani per sognare…

ora sono un gabbiano
e in alto voglio volare
per salutare
quella bambina
sulla riva del mare…

Giancarlo Trabatti

Attimi di felicità


Camminando solo
per le strade di Milano,
a volte mi appaiano
come per incanto
e mi fanno compagnia
come spettatori di verità nascoste.

Sono loro,
gli attimi di felicità,
che ognuno di noi
vive o vivrà.

Sfuggevoli e brevi
ma pur sempre
attimi di felicità
per noi
eterni sognatori,

che amiamo
l’arcobaleno a colori
della nostra stessa vita.

Raccogliamoli
come se fossero delle farfalle
e poniamoli
nel nostro cuore
e quando saremo tristi,
li faremo volare
in alto nel cielo
dei nostri pensieri.

Giancarlo Trabatti

Due donne e un uomo a Manhattan


Mi ero alzato come sempre verso le tre di mattino e oramai non avevo più sonno. Fuori nevicava bene e, velocemente vestitomi, mi ritrovai fuori dal mio portone... dalla fretta mi ero dimenticato la luce accesa della mia camera, ma non avevo voglia di ritornare per spegnerla e quindi mi avviai sconsolato per i marciapiedi di New York con la testa ovattata da mille pensieri indefiniti...
Camminando piano per non scivolare ero arrivato ad un incrocio dove si poteva scorgere un semaforo dalle luci ad intermittenza. Accanto a quest'incrocio desolato, c'era una caffetteria nei pressi di Washington Square e m'infilai dentro per scaldare le mie carni infreddolite dalla bassa temperatura.
Entrando vidi subito alcuni clienti seduti ai tavolini a consumare ed altri uomini al banco curvi a sgolarsi rum e vodka e a parlare di niente...

Alla mia sinistra, sedute ad un tavolo, due donne stavano consumando dei dolci appena sfornati e ridevano tra loro. Come attratto da una calamita, m'avvicinai a loro e chiesi se potevo sedermi e fare loro compagnia, magari offrendo del caffè fumante. Sorridendo al mio sguardo, la più anziana mi fece cenno di sì e ordinammo due caffè macchiati al latte caldo e uno per me lungo. Una delle due donne era su d'età, anche se i suoi tratti ricordavano una giovinezza appena sfiorita, mentre la seconda era più giovane e mi colpirono subito i suoi occhi d'un colore indefinito, che andava dal celeste al verde... come un dejà vu, parlammo per ore ed ore e fummo accompagnati anche da brani musicali scelti da me e dalla giovane donna dal juke-box del locale.
Furono con noi Norah Jones con il suo "Come away with me", Joaquin Rodrigo e "Il concerto di Aranjuez", poi a seguire Armstrong e "What a Wonderful World" ed infine Frank Sinatra con "Sunrise in the morning" e "Don't ever go away".
Tra musica, sguardi e parole, mi trovai coinvolto in conversazioni belle che in un baleno ci portarono alle prime luci del giorno. Pagammo il nostro conto e ci ritrovammo sul marciapiede bianco di fiocchi di neve. Allora come d'incanto mi ritrovai a braccetto queste due donne sconosciute fino a poche ore prima, ma che in questo momento mi pareva di conoscere da un'eternità... una alla mia sinistra e l'altra alla mia destra, ed era come se questo fosse già accaduto... tanto tempo prima. Mi voltai e potei scorgere sulla strada le nostre impronte sulla neve fresca ad allora capii che tutto ciò che mi stava capitando non era frutto delle mie fantasie notturne, ma era tutto reale e, felice, continuai a camminare, camminare, camminare, camminare, con loro due...

Non chiedetemi in quale direzione, so solo che camminammo per molte altre ore e non me ne importava nulla, quello che era certo, è che l'inizio del nuovo Anno che arrivava, nasceva sotto buoni auspici e sarebbe stato fantastico... e ridendo tra me e me proseguii il cammino a braccetto delle mie due donne che, guardandomi negli occhi, si misero a sorridere.

Giancarlo Trabatti, dicembre 2005

p.s.
questo mio racconto vuole essere un omaggio alla splendida Emi che ho avuto la fortuna di conoscere su questo pianeta terra ed ora la saluto nel meraviglioso luogo dove riposa felice!... sarai sempre nei nostri cuori cara Emi :-) i tuoi due buffi amici minni e gianca :-) ciao magica Emi!
p.s.due
questo mio post datato riappare per magia a grande richiesta! :-) buona lettura!

foto gianca è appena arrivato dal lontano pianeta kpax! autoscatto di gianca

martedì 2 settembre 2008

Omaggio a Randy Pausch


La Terza lezione di Randy Pausch: sconfiggere la Grande Mietitrice
Ad un mese dall’uscita (e dal successo) del suo libro e dopo esser stato incluso nell'elenco per il 2008 delle 100 persone piu' influenti del pianeta dalla rivista TIME, Randy Pausch e’ tornato a parlare agli studenti dell’universita’ in cui insegnava prima di essere colpito dalla malattia che lo sta poco a poco consumando, come documenta freddamente lui stesso rendendo pubblici i risultati dei suoi esami medici nella sua pagina web (un comportamento che puo’ lasciare stupiti, ma che e’ normale per una persona che fa ricerca ed e’ abituata ad osservare e registrare i fenomeni di suo interesse).

Questa “terza lezione”, a differenza delle precedenti (di cui avevo parlato diffusamente in questo post, quest’altro post e quest’altro ancora), e’ molto breve: il video, che trovate qui sotto, dura circa 7 minuti. Ma forse proprio per questa sua brevita’ ed il senso di urgenza che la permea, e’ la piu’ adatta ad una generazione che vive di YouTube e Twitter e ad un conseguente stato di attenzione che funziona a veloci sprazzi, non ad intervalli lunghi e costanti come quelli richiesti dalle prime due lezioni. E come “insegnamento in pillole” si presta anche ad essere riportata interamente in un post. Per i non anglofoni, la traduco nel seguito.

“Sono contento di essere qui oggi, anzi sono contento di essere in qualsiasi posto oggi…” - esordisce Randy, rivolgendosi agli studenti. E poi parte: “Dato che lo scorso Agosto mi avevano detto ‘hai dai 3 ai 6 mesi di vita rimasti’ ed ora sono al nono mese, qualcuno mi ha detto ‘Wow, stai battendo la Grande Mietitrice’. Cio' che ho risposto, senza pensarci un attimo, e' stato: ‘Non battiamo la Mietitrice vivendo piu' a lungo, la battiamo vivendo bene e pienamente, perche' ella verra' per tutti noi. La domanda e' quindi ‘Cosa fare tra il momento in cui nasciamo ed il momento in cui la Mietitrice si fara' vedere?’, perche' quando si fara' vedere sara' troppo tardi per fare tutte le cose che avevamo in mente.
Penso che il primo consiglio che posso darvi su come vivere bene la vostra vita e' il cliché ‘cio' che rimpiangeremo sul letto di morte non saranno cose che abbiamo fatto, ma cose che non abbiamo fatto’, perche' posso dirvi che ho fatto un sacco di cose stupide e nessuna di esse mi da' fastidio ora. Tutti gli sbagli e tutti i momenti in cui sono stato imbarazzato, non importano. Cio' che importa e' che posso guardarmi indietro e dire: ‘quasi tutte le volte che ho avuto l'opportunita' di fare qualcosa di bello, ho cercato di afferrarla’ ed e' da cio' che arriva il mio sollievo.
La seconda cosa che posso aggiungere e' la parola ‘passione’. Avete bisogno di trovare la vostra passione. Qualcuno di voi l'ha gia' trovata, a qualcuno servira’ arrivare fino a 30-40 anni per trovarla, ma non smettete di cercarla, perche' altrimenti cio' che state facendo e' solo aspettare la Mietitrice. Trovate la vostra passione e seguitela. E se c'e' qualcosa che ho imparato nella mia vita, e' che non troverete la passione nelle cose e non la troverete nel denaro, perche' piu' cose e denaro avete, piu' userete quelle come una metrica per guardarvi attorno e vedere che c'e' sempre qualcuno che ne ha di piu'. Quindi la passione deve arrivare da qualcosa che vi alimenta da dentro. Le lodi ed i premi sono belle cose ma solo fino al punto in cui manifestano il vero rispetto dei vostri pari: a prescindere da cosa fate al lavoro o nelle situazioni ufficiali, quella passione sara' radicata nelle persone e nelle relazioni che avete con le persone ed in cosa quelle persone pensano di voi quando arriva il vostro momento.”

fonte:
http://lucachittaro.nova100.ilsole24ore.com/2008/06/la-terza-lezion.html

purtroppo il nostro magico amico Randy ci ha lasciato per il momento, ma sono certo che dal cielo ha già iniziato ad insegnare con le sue meravigliose lezioni tutte le anime celesti per realizzare i propri sogni dell'infanzia quando scenderanno sul pianeta terra.
ringrazio luca chittaro per il suo bellissimo post che ho voluto inserire nel mio blog per fare sapere chi era veramente Randy Pausch, ovvero una splendida persona che amava vivere divertendosi e nel suo poco tempo che il destino gli ha voluto riservare è comunque riuscito nell'intento di trasmetterci la sua voglia di realizzare i propri sogni e anche di come trasformare in favolose realtà tutti i nostri sogni di umani su questo pianeta chiamato terra!...grazie ancora magico amico Randy :-) tuo amico gianca

p.s.
ultima cosa per dire che alla fine il nostro amico Randy è riuscito a sconfiggere la Grande Mietitrice grazie alla sua volontà di vivere sognando e in tutte le persone che lo hanno conosciuto e amato sarà sempre vivo alla faccia della Grande Mietitrice...a volte si può essere morti anche se vivi e Randy sarà sempre vivo in noi anche se ci ha lasciato volando in cielo...

domenica 10 agosto 2008

piccola tesina sulla musica per gianca

- Definite la Musica come strumento utile a curare le malattie in generale, valutando le varie forme con cui si può presentare ad ogni livello percettivo.

La musica può essere considerata un linguaggio universale, che non necessità di alcuna traduzione, presente in tutte le culture. A mio modesto parere il vagito di un neonato alla sua nascita lo si potrebbe interpretare come un primordiale suono musicale.
Fin da piccolissimi, durante la nostra vita fetale percepiamo le vibrazioni di una melodia che filtra attraverso il liquido amniotico e ci trasmette attraverso l’apparato scheletrico al nostro cervello. In qualche modo il codice genetico ha già al suo interno le informazioni che sono in grado di creare un insieme di strutture cerebrali capaci di decodificare un linguaggio, per l’appunto la musica.
Questo spunto di riflessione è partito da un articolo di Andrea Sermonti che scrive su “ Il Giornale della Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri” e che da appassionato musicomane e musicista ( anche se scarso) non potevo fare a meno di notare e di offrirlo a voi accordiani.
In questo articolo si parla del rapporto che c’è tra le neuroscienze e la musica.
Parte dell’idea consapevole e ormai superata che le attività creative nascono dall’emisfero destro del cervello, mentre i ragionamenti matematici partano dall’emisfero sinistro. Tutte le convinzioni di un tempo sono completamente da rivedere, grazie ai nuovi metodi di studio dinamici dell’attività cerebrale, in cui la musica svolge in questi studi la parte del substrato ideale per realizzarli.
L’ascolto di un brano attiva le aree uditive della corteccia, ma non soltanto, vengono attivate anche altre parti del nostro cervello ben più estese, come ad esempio l’area visiva. Il messaggio sonoro codificato in armonie musicali è capace di stimolare connessioni neuronali estremamente complesse. Mentre l’emisfero destro, il così detto “emisfero creativo” coglie il timbro della musica e della melodia, il sinistro analizza il ritmo e l’altezza dei suoni, coinvolgendo aree deputate a funzioni diverse, come l’area di Broca (area del linguaggio), che sembra essere capace di riconoscere anche la sintassi musicale. Tutto questo sta ad indicare che la musica ed il linguaggio a livello cerebrale non hanno dei percorsi così distanti tra loro, e tutto questo rafforza l’idea che attraverso la musica si possono aiutare e stimolare le funzioni del linguaggio. ( Ad esempio nei bambini dislessici ).
La musica, come dice l’articolo, e riporto le testuali parole: “…è un linguaggio universale che trascende il significato delle parole, il cervello, oltre ad essere l’organo che inventa e produce la musica, controlla i complessi fenomeni biologici del corpo e la sua struttura così come l’attività elettrica dei neuroni possono essere ispiratori di nuovi schemi compositivi.
La creatività musicale non si ferma al talento, è anche ricerca, e come tale non da voce soltanto agli stati d’animo o pulsazioni emozionali, ma in quanto espressione di elaborata costruzione linguistica, può trarre informazioni strutturali da sequenze, processi logici, regole desunte dal gioco, dalla matematica, dalla natura.”.
Quello che componiamo in un determinato momento della nostra vita, è quindi espressione di ciò che siamo, di ciò che la nostra esperienza riesce a tradurre in suono. Tanto più conosciamo il linguaggio che andiamo a parlare, in questo caso la musica, tanto più raffinata ed espressiva potrebbe essere la nostra musica.
Che strumento meraviglioso è il nostro cervello, un ammasso di cellule e fibre nervose ripiegate più volte su se stesse e racchiuso in una scatola, abbiamo circa 100 miliardi di cellule nervose e 100 mila miliardi di connessioni sinaptiche.
Pensate è da questa struttura così complessa e meravigliosa che è nata e continua a nascere meravigliosa musica.
E’ per questo che non possiamo farne a meno, la musica, spiritualmente e strutturalmene è parte di noi stessi.

Questo articolo è stato scritto ascoltando: The Dark Side Of The Moon ( Pink Floyd); B.B.King, The best Of B.B. King Pornograffiti ( Extreme); Fabrizio De Andrè – 1979 – Arrangiamenti PFM vol 1.

Mi viene in mente che la prima melodia ansiolitica sia proprio la ninna nanna cantata ai propri neonati, cullandoli per aiutarli a trovare l’ispirazione del sonno, della tranquillità e sopratutto di un dialogo intimo e non verbale con la madre, calda e rassicurante.
Mio padre, che non c’è più usava fischiettare ad ogni suo ritorno dal lavoro e questo suo gesto sonoro simbolico risiede nei miei ricordi musicali, nella mia anima, nel mio cuore e per me questa è musica.

Riprendendo il discorso della musica legata alla cura delle malattie, la capacità della musica a guarire l’anima è riconosciuta in tutte le culture e il suo uso terapeutico si perde nella notte dei tempi. Si racconta, infatti, che Davide curasse la depressione di Re Saul con il suono della sua arpa e antichi papiri Egizi risalenti al 1500 a.C. descrivono appunto l’effetto benefico della musica sul corpo umano. In molti popoli primitivi sciamani e stregoni curano le malattie con suoni e canti.
Esistono molti casi documentati di persone in stato di coma prolungato (mesi o anni...) essersi risvegliati grazie all’uso della musica fatta loro ascoltare per periodi prolungati.

A mia memoria, si potrebbe collegare la musica, in un caso legato alla sonata K448 per due pianoforti di Mozart, che è stata utilizzata per valutarne l’effetto in alcuni pazienti che soffrivano di epilessia. Con il risultato di migliorare le prestazioni intellettuali dei soggetti e evitare l’insorgere delle crisi. La notizia è apparsa nel 2001 sulla prestigiosa rivista Journal of the Royal Society of Medicine Inglese.
E’ stato stabilito che la musica vivace come Mozart, Vivaldi, la Polka, la Salsa e il Reggae sono più indicate per alleviare la depressione e la tristezza.
Per concludere la ricerca moderna ha confermato i benefici psicoterapeutici della musica. Anche in esperimenti con gli animali esposti alla musica in confronto ad altri ad una terapia del comportamento standard, si sono ottenuti risultati migliori negli animali del primo gruppo.Il che è confermato indirettamente dal fatto che oggi in molti ospedali e istituzioni la musica è utilizzata per alleviare i disturbi dell’umore, dolore, tensioni e allentare il senso di isolamento.

• Descrivi un evento particolare in cui la musica ti abbia colpito in particolar modo.

Nella mia vita esiste un album magico dal titolo “The Koln concert” di Keith Jarrett suonato nel 1975, in cui per alcuni motivi il pianoforte con cui doveva esibirsi era scordato, ma lui non si fece prendere dal panico, anzi, incominciò a suonare nota dopo nota sulla tastiera del pianoforte che sembrava sfidarlo e improvvisando riusci’ a regalare al pubblico un concerto indimenticabile. Improvvisare, ecco mi soffermo su questa parola che racchiude il vero significato della musica a mio personale parere. La vera musica, nasce dal cuore e dall’anima e quindi non ha dei precisi canoni, nasce…e basta. ogni artista nella sua musica, cerca di trasmettere delle emozioni alle persone che l’ascolteranno…ed ogni persona a suo modo le elabora e le vive in modo univoco…e personale, tornando indietro nel tempo, quando era un bambino e ritorniamo al vagito del neonato alla sua nascita, forse la vera musica ha inizio in quel preciso istante per poi accompagnarci per tutto il resto della nostra esistenza terrena. Mi vengono in mente artisti come Giovanni Allevi che grazie al suo pianoforte dispensa di ricche emozioni il suo pubblico…musica che nasce dalla sua anima di getto…che dire poi del magnifico album “ Alone” di Cecilia Chailly che ha voluto dedicare al padre scomparso nel 2002, è riuscita assemblando le voci sue da bambina insieme ai suoi cari, e grazie al suono di vari strumenti a regalarci momenti profondi di mistica dolcezza e spiritualità nata da un grande amore paterno…la musica, ecco cosa rappresenta per me, attimi di emozioni, che abbiamo l’opportunità di fare nostri, solo se siamo allineati con essa…dobbiamo aprire i nostri cuori per sentire le mille note magiche che ogni giorno ci circondano. Aretha Franklin con il suo brano “ I say little a prayer” inneggia all’amore con parole bellissime che con la musica ci fanno sognare ad occhi aperti…concludo con Louis Armstrong e l’indimenticabile sua canzone” What a wonderful world”…magia allo stato puro, per palati buoni di musica vera…



Cosa rappresenta per te la Musica nella tua giornata, esprimi il tuo parere.
La musica, è la mia compagna di viaggio sia nelle ore diurne ( tragitto per il lavoro ) e pure nelle ore notturne, mi addormento ascoltando i brani dal mio inseparabile I.Pod.
E’ varia la musica che ascolto, dipende dal mio stato umorale, però ogni brano riesce a regalarmi emozioni uniche che mi proiettano come in una vita parallela dove io in prima persona sono partecipe di uno splendido spettacolo musicale legato a ricordi visivi di momenti belli vissuti…la musica per me rimane una compagna fedele, che non ti tradirà mai, ed è fonte inesauribile di gioia illimitata…
Metaforicamente parlando, la musica la si potrebbe paragonare al Popolo Migratore ( un bellissimo film documentario dedicato agli uccelli che migrano in terre lontane ), nel senso che la musica nel suo complesso migra nel nostro pianeta terrestre grazie ai canali televisivi e alle parabole satellitari, raggiungendo ogni persona che grazie all’uso di lettori mp3, si porta la musica in giro per allietare le proprie ore. La musica è il fischiettio dell’uccellino dalle piume azzurre ( legato al bel film K-Pax ), è il suono dei gabbiani in volo felici, è il primo vagito del neonato, è la ninna nanna della mamma per i propri figli e se ci pensiamo bene, quando una persona è sul punto di passare ad altra vita, spesso l’ultima parola che pronuncia, è proprio mamma, la persona che gli ha regalato il suo primo vagito facendolo nascere…e come un magico ciclo vitale, la musica nasce con noi, per condurci mano nella mano nel nostro percorso su questo pianeta terrestre…ma in definitiva, la musica siamo proprio noi…con i nostri sogni e la nostra voglia di vivere al massimo il tempo che qualcuno ci ha voluto donare, e il tempo, si sa, non va assolutamente sprecato…musica permettendo…
Sono giunto al termine della mia piccola tesina dedicata alla musica e in suo omaggio, ho trovato qualche frase di persona celebre e la voglio dedicare a tutti gli amanti della musica e della vita.



“ Suonate con tutta la vostra anima e non come un uccello ben addestrato”
C.Ph E. Bach
“ Qualunque sia l’intensità del suono col quale voi eseguite un passo, forte o fortissimo, piano o pianissimo, tenete conto degli accenti metrici, ritmici, patetici e fateli risaltare.
Non bisogna sotto pretesto di colorire, livellare e distruggere queste bellezze dell’espressione”
M. Lussy
“ Nel vero artista la sete di conoscere e di apprendere non cessa che con la vita. E uno dei mezzi più efficaci per ampliare la cerchia delle proprie cognizioni è quello di studiare i sommi compositori e di comprendere i grandi interpreti “
Noi dobbiamo riconoscere due categorie di artisti, cioè quelli che producono e quelli che interpretano, e conviene che non passa fra essi che questa differenza materiale”
F. Liszt
“ Dodici note in ogni ottava e la varietà del ritmo mi offrono delle opportunità che tutto il genio umano non esaurirà mai “
I. Stravinskij
“ Ascoltare la musica di Mozart significa sentire che è stata compiuta una buona azione. E’ difficile dire con precisione dove sia questa buona influenza, ma indubbiamente essa è benefica, quanto più vivo e meglio la conosco, tanto più amo la musica “
P.I.Chaikovskij
“ La musica è la voce di ogni dolore, di ogni gioia. Non ha bisogno di traduzione “
H. Exley
“ Musica, il più grande bene che i mortali conoscano. E tutto ciò che dal paradiso noi abbiamo quaggiù “
J.Addison

mercoledì 23 luglio 2008

The Koln Concert




"Non possiedo nemmeno un seme quando comincio a suonare. E' come partire da zero. [...] Il jazz è lasciare che la luce brilli. Non cercare di accrescerla, lasciarla essere" (K. Jarrett).
Queste due frasi potrebbero bastare a recensire l'intera discografia di Keith Jarrett. Chiunque abbia mai eseguito dell'improvvisazione totale, a qualsiasi livello e su qualsiasi strumento, sa che la seconda frase è dannatamente vera. Se provi solo un momento a strafare, a suonare una nota che non senti, l'ascoltatore se ne accorge e l'atmosfera si fa tesa, perciò devi riprenderti subito l'ispirazione altrimenti va tutto a puttane.
"Solo nell'improvvisazione l'ascoltatore ha la possibilità di avere un reale contatto con il musicista, senza la normale distanza che esiste in altri tipi di esecuzione. Ogni nota non è scritta su uno spartito è non è stata neanche prevista prima. Ogni nota è nel presente ed è viva".
Queste parole possono non avere alcun senso per qualcuno di voi ma credetemi, il concerto di Colonia ne è la prova. Forse per questo nessuno è stato abbastanza matto da recensirlo finora, perché pensare di poter spiegare questa musica è veramente una mattata. Infatti la infarcirò di citazioni di Jarrett. Meglio lasciar parlare lui.
Comunque, il presentimento che questo sarebbe stato un concerto particolare (diciamolo pure, di merda) si ebbe quasi subito, come narra uno dei classici dell'aneddotica: 24 gennaio 1975. Jarrett è arrivato il giorno stesso in macchina dalla Svizzera, dopo aver passato una notte in bianco. Ha mangiato da un quarto d'ora in un pessimo ristorante. Incazzato, con i krauti sulla bocca dello stomaco e la palpebra pesante raggiunge il teatro dell'Opera, dove al posto del Bosendorfer grancoda che aveva ordinato c'è un buffo attrezzo che "suonava come una pallida imitazione di un clavicembalo o un piano barrelhouse, era lungo sette piedi e neanche era stato revisionato". In più si vede praticamente costretto a suonare nella parte centrale della tastiera, visto che gli estremi sono piuttosto scordati.
Nel backstage Keith attende il suo momento. Ormai non gliene importa più nulla, forse non ha neanche il formicolìo ai piedi da pre-concerto. Se ne sta seduto ad aspettare che gli si tolga questo dente, con la testa già in America, e il mento sul petto.
E' il momento. Keith entra, fa l'inchino e va a sedersi.
Gli applausi sfumano.

"La cosa più importante in un mio concerto è la prima nota o le prime quattro note. Se hanno sufficiente tensione, il resto del concerto viene da sè, quasi naturalmente [...] bisogna solo raggiungere il nucleo della musica e poi questa suona da sola".
Ascoltate le prime cinque note del concerto. Più che tese sono sospese, come in levitazione. Poi il resto va da sé.
"Se si è un improvvisatore, un vero improvvisatore, si deve avere familiarità con l'estasi (io direi "l'ispirazione", n.d.r.), altrimenti non si entra in contatto con la musica. Quando si compone si aspetta che questi attimi particolari giungano (appunto, l'ispirazione n.d.r.), in qualsiasi momento questo accada. Può anche darsi che oggi non arrivino. Ma quando s'improvvisa, alle otto di stasera per esempio, è necessario avere una tale familiarità con questo stato da poterlo raggiungere comunque".
Molti brani del concerto li conosco a memoria. Li ho marchiati nel cervello, come altre diverse migliaia di persone. Questo disco è notoriamente il più venduto di Jarrett, e l'unico bestseller jazz a non essere un disco jazz.
I puristi infatti hanno cominciato subito a storcere il naso (e ad ascoltarlo e riascoltarlo in gran segreto), ma qualcuno dovrebbe spiegargli che questo non è jazz. E' Keith Jarrett.

fonte:
http://www.debaser.it/recensionidb/ID_3928/Keith_Jarrett_The_K_F6ln_Concert.htm

se volete fare un magico regalo alla persona a voi cara, questo cd è decisamente il modo giusto per farvi ricordare per sempre!! parola di gianca :-)

Horowitz The last romantic











Si tratta di un eccezionale documentario intervista girato a casa del celebre pianista. Più che un'intervista, in realtà, è un dialogo fra persone che conoscono la musica, un dialogo a livello familiare, con la differenza che è stato filmato. Horowitz si rivela essere un uomo davvero simpatico e profondo al tempo stesso: un uomo di grande cultura, musicista supremo e pianista fenomenale, nonostante l'età avanzata (ha già superato gli 80 anni). Siamo nel salotto di casa sua, e fra un dialogo ed un altro, si siede al pianoforte, è il caso di dirlo, a miracol mostrare. Il suo Bach-Busoni è semplicemente una delle cose più sensazionali che abbia mai ascoltato di Bach, all'improvviso non si è più in questo mondo, ma lontani dal caos e dal disordine: le ottave che iniziano il pezzo, così profonde ed allo stesso tempo di una qualità spirituale altissima, sono un miracolo. La sonorità del pezzo non ha niente di umano, eppure è di una qualità umana indescrivibile. Ed ecco, appena spento l'ultimo accordo di sol maggiore, che riprende a parlare come se non avesse appena dato voce alle sfere più elevate della coscienza. E parla di tutto, del suo amore recente per Mozart, del quale esegue la sonata in K.330, di nuovo con un suono spirituale ineguagliabile, dei suoi ricordi di Toscanini, del quale ha sposato la figlia Vanda, insieme a lui nel documentario. E' particolarmente spiritoso quando Peter Gelb gli chiede quale sia la foto che preferisce fra quattro appese alla parete, e lui esita... infine indica Rachmaninoff e Toscanini, al che la moglie interloquisce immediatamente: "Non preoccuparti, dì pure che preferisci Rachmaninoff!". Egli era stato amico del grande compositore, che rimase abbagliato dall'esecuzione che il giovane pianista aveva dato del suo terzo concerto. Quando si incontrarono la prima volta, egli eseguì il concerto per il compositore, e Rachmaninoff lo accompagnò al secondo pianoforte! Diventarono immediatamente amici, e si frequentarono fino alla morte del grande uomo, avvenuta nel 1943.
Fra altri ricordi ed interessantissime riflessioni, il Maestro ci regala una versione unica dell'Impromptu di Schubert, iniziato come se una voce arrivasse da un altro mondo, e finito in un fragoroso fortissimo, con gli accordi riempiti arbitrariamente. Che dire dello scherzo di Chopin? Una delle migliori interpretazioni del pezzo, anche se Sviatoslav Richter si riferì a questa con l'aggettivo "spaventoso". Per me, invece, è semplicemente ineguagliabile! Mi è particolarmente cara la Consolation in REb, perchè restituisce Liszt alla sua dimensione religiosa, il suono non è "dolce" come spesso viene suonato Liszt in questi casi, conferendo al pezzo un carattere sentimentale, bensì "sottile" ed allo stesso tempo "grande", intimo e sommesso perfino, di una forza espressiva che sfiora il miracoloso. Anche la celebre Polonaise è resa in maniera poco fedele al testo, ma è ugualmente convincente. La cinepresa riprende dall'alto il celebre passaggio ad ottave della mano sinistra, per la gioia di tutti i pianisti, e del resto le inquadrature rivelano al meglio il gesto pianistico meraviglioso ed assolutamente unico. Se osserviamo le mani dei grandi pianisti, notiamo come queste esprimano una forte personalità, sono modellate in maniera tale da far pensare che il lavoro e l'anima le abbiano modellate alla loro causa elevata. Quelle di Horowitz sono forse le più belle, fra quelle a me note, come intagliate nel marmo: non grandi quanto quelle di Richter (Horowitz prendeva una decima e non di più, osservate bene il video e basatevi anche sulle testimonianze sue e di altri), ma incredibilmente belle.
Bè, tutto qui, spero che l'ipotetico lettore possa prendere questo dvd, testimonianza inestimabile dell'arte di uno dei più grandi pianisti di ogni tempo.

Il dvd
Sia la qualità audio che video sono ottime, restituiscono appieno il suono del grande pianista.

In conclusione
Grande occasione di avvicinarsi ancora una volta all'arte di Horowitz, e ottimo inizio per chi non lo conoscesse ancora. Fra tutti i documenti su Horowitz, questo è quello che preferisco. E' stato quello che me l'ha fatto conoscere, e devo a lui se sono riuscito ad entrare nel mondo di Bach. Non so come abbia fatto, ma con quella trascrizione di Busoni, Horowitz mi ha aperto le porte alla conoscenza, e soprattutto all'amore, per questo grande compositore che non ero mai riuscito a comprendere.

articolo di Andrea Rossi
fonte:
http://www.spaziofilm.it/content/archivio/articolo_dvd.asp?id=4060