venerdì 12 settembre 2008

Che cosa ti aspetti da me? di Lorenzo Licalzi


La vita può essere raccontata in un libro?...l’autore genovese Lorenzo Licalzi è riuscito alla grande grazie al suo magnifico libro “Che cosa ti aspetti da me?”,che ho avuto la fortuna di leggere.
Di questo scrittore,avevo già letto “Il privilegio di essere un guru”,storia esilarante del magico Zanardi rubacuori e poi”Non so” altro gran bel libro.
Ma non pensavo di commuovermi ridendo e grazie a questa lettura,ho provato emozioni forti e uniche che sono riuscite ad aprire il mio cuore.
Questo è il romanzo che ci narra la storia di una vita,quella di Tommaso Perez,fisico nucleare dal carattere scorbutico e scontroso,che un ictus lo rende infermo e costretto sulla carrozzella in un ospizio.
Da giovane,era abituato ad addormentarsi guardando le stelle e ora si trova disteso sul letto della sua camera a fissare “una crepa sul soffitto”…
…vi riporto parte del capitolo 1. Guardando una crepa sul soffitto
Ora che sono vecchio, e stanco, e solo, se mi guardo indietro mi sembra che la mia vita sia la vita di un altro. Le persone che amavo non ci sono più. Una dopo l’altra sono state inghiottite dagli anni. Mi restano solo i ricordi, ma non bastano. Sono ricordi vuoti che la memoria non riesce a ritrovare con l’intensità di un tempo. Frammenti aridi, come anestetizzati da qualsiasi emozione tanto da sembrarmi anche quelli i ricordi di un alro. Non è la memoria che ho perso ma la nostalgia del ricordare. L’ictus, che mi ha paralizzato un lato del corpo, non ha risparmiato la mente, non del tutto, almeno. Ancora ragiono bene, ma alle volte mi perdo, confondo i tempi, gli spazi, i gesti e le parole. Confondo i pensieri. E anche quando ritorno me stesso, non sono mai il me stesso che ero, ma quello che la vecchiaia mi ha concesso di essere, un uomo che vive i suoi giorni con grande distacco, non solo dagli altri, perfino da sé.
Eppure, nei sotterranei della coscienza, l’essenza ultima della mia persona non è cambiata, è la stessa di quando avevo vent’anni o quattordici o nove, forse.
Senza la purezza di quei tempi, d’accordo, senza fremiti o entusiasmi, addomesticata dalle vicissitudini della vita, annichilita dalla malattia, ma il mio essere più profondo, ora lo so, non è invecchiato. Io ho l’anima del bambino che ero e il corpo del vecchio che sono.
Ogni mattina mi sveglio da un sonno leggero di poche ore, apro gli occhi che è buio e aspetto, guardando una crepa sul soffitto, che mi vengano a tirare via da questo letto nel quale sono affondato.
Qualche infermiera è gentile, ma anche la gentilezza ormai mi infastidisce, soprattutto se, come capita spesso in questa casa di riposo, è sporcata da un velo di ipocrisia, o di pietà, che per me è anche peggio.
Quasi tutte mi danno del tu, mi lavano sbrigative e mi siedono su una carrozzella sghemba. Le più gentili mi trattano come un bambino o un minorato mentale, le altre come un pesante oggetto da spostare. E ieri una ausiliaria che si chiama Linao Tina o Pina, non so, mi ha detto che sono scemo.

Ma si sa che l’Amore è un magico sentimento e arriva inaspettato nella vita di Tommaso, quando meno te lo aspetti. Un amore nobile e maturo, lo si potrebbe definire,il sentimento nato tra due anziani costretti a vivere in una casa di riposo, mentre attendono la fine dei propri giorni.
Elena è l’Amore e grazie a lei, Tommaso troverà la forza di reagire alla sua malattia e scoprirà nuove ragioni per vivere.
Che cosa ti aspetti da me?, mi ha fatto sorridere, mi ha fatto scendere lacrimoni di gioia, mi ha fatto riflettere e mi ha aperto il cuore, facendovi entrare emozioni tipo la cascata del Niagara!...
In questo libro si parla di Dio, Tommaso Perez, sembra non crederci, mentre Elena ha fiducia in una vita oltre la vita, nell’aldilà.
Questa lettura ci pone interrogativi su quello che la vita può riservare ad ognuno di noi, come in un attimo la nostra vita può cambiare in peggio se mai esiste il peggio…
Tutti i personaggi magistralmente scritti da Licalzi, sono pungenti ed ironici allo stesso momento e sembrano essere vivi nelle pagine che leggiamo e entrano nelle nostre vite.
Non a caso Licalzi ha fondato e diretto per anni una casa di riposo ed oltre che essere uno scrittore di successo è anche psicologo. Questo gli ha permesso di osservare gli anziani e i loro comportamenti.
Nel capitolo “La poltrona vicino al bagno” in maniera ridicola ci riproduce uno spaccato della nostra società portata nel prevalere sul prossimo e nella lotta per la sopravvivenza in un microcosmo dimenticato e decadente, quale è la casa di cura.
Penso, che “Che cosa ti aspetti da me?” si sarebbe potuto tranquillamente intitolare “Il privilegio di essere un anziano”, visto l’argomento che tratta, cioè la vecchiaia in maniera esilarante ma nello stesso tempo cruda e reale.
Molto belli i capitoli “ Per fortuna c’è Elena”-“La fisica è Dio” e “Il privilegio dell’irriverenza”, ma anche gli altri capitoli meritano un applauso a mani e cuori aperti!...grazie Licalzi per la gioia che ci hai regalato…
Struggente il capitolo” Chiudi per un attimo gli occhi”, il regalo di Elena a Tommaso per il suo compleanno…memorabile come la lettera di Elena per Tommaso…
Beh, ora mi permetto di chiedere a tutti i lettori del mio post di chiudere per un attimo i vostri occhi e fissare dal vostro letto della vostra camera il soffitto, e magari usando un pochino della mia fantasia, forse potrete vedere una magica crepa del soffitto che si aprirà magicamente per farvi vedere il cielo pieno di stelle, e dove ogni stella rappresenta un vostro piccolo desiderio e con i vostri desideri o sogni, vedete voi come chiamarli, vi saluto e vi auguro una buona lettura che possa donarvi tutta la gioia che ho avuto la fortuna di provare io grazie a queste meravigliose 188 pagine.

Come ultimo regalo vi scrivo parte del capitolo 13. Che cosa ti aspetti da me?

Siamo stati bene e in fondo sono contento di esserci andato, anche se Anzio non l’ho vista e il pesce era marcio e il resto della compagnia pure, ma sono contento perché altrimenti non avrei fatto a Elena una certa domanda e lei non mi avrebbe dato una certa risposta.
A un certo punto ci siamo trovati in silenzio e non so, forse sarà stato perché eravamo in un posto diverso dal nostro giardino, forse sarà stato perché in quel momento sembravamo una coppia normale, due anziani che si vogliono bene e sposati da chissà quanto tempo che guardano il mare in una splendida giornata di fine settembre dalla terrazza di uno stabilimento balneare di Nettuno, ma a poco a poco quel silenzio si è caricato di insolite vibrazioni.
Ogni tanto incrociavamo gli sguardi, accennavamo un sorriso, Elena si aggiustava i capelli mossi dal vento, tutto pareva normale eppure si era creata tra di noi una sensazione di attesa, difficile da spiegare. Sentivo di dover fare qualcosa, o dirle qualcosa, si era creato un improvviso vuoto di comunicazione tra di noi, il silenzio dolce fino a un attimo prima era diventato meno sereno. Ho pensato che forse il nostro rapporto, per quanto suoni così strano dirlo, dovesse cambiare. Sentivo che forse lei si aspettava qualcosa da me e allora gliel’ho chiesto, le ho chiesto chiaramente,bruscamente forse:
“Elena, che cosa ti aspetti da me?”. Non lo avrei chiesto a nessun altro, ma con lei era diverso. Con lei, in quel momento, avvertivo il peso di un’aspettativa, forse di un desiderio, e non me la sentivo di far finta di niente.
Lei si è voltata, mi ha guardato negli occhi, e con un lieve sorriso mi ha risposto. E sapete cosa mi ha detto?
“Mi aspetto che tu non mi chieda cosa mi aspetto da te”.
Io ho balbettato qualcosa ma non ricordo cosa, lei mi ha preso la mano, mi ha sorriso ancora e mi ha detto: “Va bene così Tommaso, tranquillo, va bene così”.
Tornando a casa, la sera, guardavo fuori dal finestrino e riflettevo su quella risposta, e le ero così grato…così grato, molto pù grato che se mi avesse detto semplicemente:” Niente”. Quel giorno, per la prima volta, ho pensato quel che penso ancora oggi: io mi aspetto soltanto una cosa da lei, che muoia dopo di me.

p.s.
a grande richiesta ho inserito il mio post e la felicità sta arrivando,senti il gran casino che fa?...io la vedo benissimo!!! :-)
gianca

Un magico folletto


Come un folletto magico
appari e scompari,
il tempo che passo con te,
vola via come un gabbiano
in alto nel cielo.
Ma prima o poi
so che ritornerai
e aspettarti io saprò.
Nascosto nel bosco fatato
mi accontenterò dei fugaci momenti tuoi
e nel mio cuore
avrò fatto spazio per te.

Mio caro e dolce folletto magico
dal tuo buffo sorriso,
so che stai per apparirmi ancora
ed aspettarti io saprò
e fermare il tempo
io ci proverò.

Giancarlo Trabatti

foto www.flickr.com/search/?q=folletto&page=7 calamite baby

IL GABBIANO














Se potessi scegliere,
in un’altra vita
vorrei essere un gabbiano

per librarmi in volo
nei cieli del mondo
e sfiorare le onde dei mari

avrei accanto a me
tanti amici pennuti
e l’aria fresca
che mi ricorda
d’esser vivo

non posso parlare
ma solo cantare
e nel mio verso stridulo…
c’è tutto quello
che una persona
vuole sentire…

a volte…
le persone possono trasformarsi
in gabbiani
ed i gabbiani
diventare umani

sta a noi
sapere cosa vogliamo essere
persone per amare
o gabbiani per sognare…

ora sono un gabbiano
e in alto voglio volare
per salutare
quella bambina
sulla riva del mare…

Giancarlo Trabatti

Attimi di felicità


Camminando solo
per le strade di Milano,
a volte mi appaiano
come per incanto
e mi fanno compagnia
come spettatori di verità nascoste.

Sono loro,
gli attimi di felicità,
che ognuno di noi
vive o vivrà.

Sfuggevoli e brevi
ma pur sempre
attimi di felicità
per noi
eterni sognatori,

che amiamo
l’arcobaleno a colori
della nostra stessa vita.

Raccogliamoli
come se fossero delle farfalle
e poniamoli
nel nostro cuore
e quando saremo tristi,
li faremo volare
in alto nel cielo
dei nostri pensieri.

Giancarlo Trabatti

Due donne e un uomo a Manhattan


Mi ero alzato come sempre verso le tre di mattino e oramai non avevo più sonno. Fuori nevicava bene e, velocemente vestitomi, mi ritrovai fuori dal mio portone... dalla fretta mi ero dimenticato la luce accesa della mia camera, ma non avevo voglia di ritornare per spegnerla e quindi mi avviai sconsolato per i marciapiedi di New York con la testa ovattata da mille pensieri indefiniti...
Camminando piano per non scivolare ero arrivato ad un incrocio dove si poteva scorgere un semaforo dalle luci ad intermittenza. Accanto a quest'incrocio desolato, c'era una caffetteria nei pressi di Washington Square e m'infilai dentro per scaldare le mie carni infreddolite dalla bassa temperatura.
Entrando vidi subito alcuni clienti seduti ai tavolini a consumare ed altri uomini al banco curvi a sgolarsi rum e vodka e a parlare di niente...

Alla mia sinistra, sedute ad un tavolo, due donne stavano consumando dei dolci appena sfornati e ridevano tra loro. Come attratto da una calamita, m'avvicinai a loro e chiesi se potevo sedermi e fare loro compagnia, magari offrendo del caffè fumante. Sorridendo al mio sguardo, la più anziana mi fece cenno di sì e ordinammo due caffè macchiati al latte caldo e uno per me lungo. Una delle due donne era su d'età, anche se i suoi tratti ricordavano una giovinezza appena sfiorita, mentre la seconda era più giovane e mi colpirono subito i suoi occhi d'un colore indefinito, che andava dal celeste al verde... come un dejà vu, parlammo per ore ed ore e fummo accompagnati anche da brani musicali scelti da me e dalla giovane donna dal juke-box del locale.
Furono con noi Norah Jones con il suo "Come away with me", Joaquin Rodrigo e "Il concerto di Aranjuez", poi a seguire Armstrong e "What a Wonderful World" ed infine Frank Sinatra con "Sunrise in the morning" e "Don't ever go away".
Tra musica, sguardi e parole, mi trovai coinvolto in conversazioni belle che in un baleno ci portarono alle prime luci del giorno. Pagammo il nostro conto e ci ritrovammo sul marciapiede bianco di fiocchi di neve. Allora come d'incanto mi ritrovai a braccetto queste due donne sconosciute fino a poche ore prima, ma che in questo momento mi pareva di conoscere da un'eternità... una alla mia sinistra e l'altra alla mia destra, ed era come se questo fosse già accaduto... tanto tempo prima. Mi voltai e potei scorgere sulla strada le nostre impronte sulla neve fresca ad allora capii che tutto ciò che mi stava capitando non era frutto delle mie fantasie notturne, ma era tutto reale e, felice, continuai a camminare, camminare, camminare, camminare, con loro due...

Non chiedetemi in quale direzione, so solo che camminammo per molte altre ore e non me ne importava nulla, quello che era certo, è che l'inizio del nuovo Anno che arrivava, nasceva sotto buoni auspici e sarebbe stato fantastico... e ridendo tra me e me proseguii il cammino a braccetto delle mie due donne che, guardandomi negli occhi, si misero a sorridere.

Giancarlo Trabatti, dicembre 2005

p.s.
questo mio racconto vuole essere un omaggio alla splendida Emi che ho avuto la fortuna di conoscere su questo pianeta terra ed ora la saluto nel meraviglioso luogo dove riposa felice!... sarai sempre nei nostri cuori cara Emi :-) i tuoi due buffi amici minni e gianca :-) ciao magica Emi!
p.s.due
questo mio post datato riappare per magia a grande richiesta! :-) buona lettura!

foto gianca è appena arrivato dal lontano pianeta kpax! autoscatto di gianca

martedì 2 settembre 2008

Omaggio a Randy Pausch


La Terza lezione di Randy Pausch: sconfiggere la Grande Mietitrice
Ad un mese dall’uscita (e dal successo) del suo libro e dopo esser stato incluso nell'elenco per il 2008 delle 100 persone piu' influenti del pianeta dalla rivista TIME, Randy Pausch e’ tornato a parlare agli studenti dell’universita’ in cui insegnava prima di essere colpito dalla malattia che lo sta poco a poco consumando, come documenta freddamente lui stesso rendendo pubblici i risultati dei suoi esami medici nella sua pagina web (un comportamento che puo’ lasciare stupiti, ma che e’ normale per una persona che fa ricerca ed e’ abituata ad osservare e registrare i fenomeni di suo interesse).

Questa “terza lezione”, a differenza delle precedenti (di cui avevo parlato diffusamente in questo post, quest’altro post e quest’altro ancora), e’ molto breve: il video, che trovate qui sotto, dura circa 7 minuti. Ma forse proprio per questa sua brevita’ ed il senso di urgenza che la permea, e’ la piu’ adatta ad una generazione che vive di YouTube e Twitter e ad un conseguente stato di attenzione che funziona a veloci sprazzi, non ad intervalli lunghi e costanti come quelli richiesti dalle prime due lezioni. E come “insegnamento in pillole” si presta anche ad essere riportata interamente in un post. Per i non anglofoni, la traduco nel seguito.

“Sono contento di essere qui oggi, anzi sono contento di essere in qualsiasi posto oggi…” - esordisce Randy, rivolgendosi agli studenti. E poi parte: “Dato che lo scorso Agosto mi avevano detto ‘hai dai 3 ai 6 mesi di vita rimasti’ ed ora sono al nono mese, qualcuno mi ha detto ‘Wow, stai battendo la Grande Mietitrice’. Cio' che ho risposto, senza pensarci un attimo, e' stato: ‘Non battiamo la Mietitrice vivendo piu' a lungo, la battiamo vivendo bene e pienamente, perche' ella verra' per tutti noi. La domanda e' quindi ‘Cosa fare tra il momento in cui nasciamo ed il momento in cui la Mietitrice si fara' vedere?’, perche' quando si fara' vedere sara' troppo tardi per fare tutte le cose che avevamo in mente.
Penso che il primo consiglio che posso darvi su come vivere bene la vostra vita e' il cliché ‘cio' che rimpiangeremo sul letto di morte non saranno cose che abbiamo fatto, ma cose che non abbiamo fatto’, perche' posso dirvi che ho fatto un sacco di cose stupide e nessuna di esse mi da' fastidio ora. Tutti gli sbagli e tutti i momenti in cui sono stato imbarazzato, non importano. Cio' che importa e' che posso guardarmi indietro e dire: ‘quasi tutte le volte che ho avuto l'opportunita' di fare qualcosa di bello, ho cercato di afferrarla’ ed e' da cio' che arriva il mio sollievo.
La seconda cosa che posso aggiungere e' la parola ‘passione’. Avete bisogno di trovare la vostra passione. Qualcuno di voi l'ha gia' trovata, a qualcuno servira’ arrivare fino a 30-40 anni per trovarla, ma non smettete di cercarla, perche' altrimenti cio' che state facendo e' solo aspettare la Mietitrice. Trovate la vostra passione e seguitela. E se c'e' qualcosa che ho imparato nella mia vita, e' che non troverete la passione nelle cose e non la troverete nel denaro, perche' piu' cose e denaro avete, piu' userete quelle come una metrica per guardarvi attorno e vedere che c'e' sempre qualcuno che ne ha di piu'. Quindi la passione deve arrivare da qualcosa che vi alimenta da dentro. Le lodi ed i premi sono belle cose ma solo fino al punto in cui manifestano il vero rispetto dei vostri pari: a prescindere da cosa fate al lavoro o nelle situazioni ufficiali, quella passione sara' radicata nelle persone e nelle relazioni che avete con le persone ed in cosa quelle persone pensano di voi quando arriva il vostro momento.”

fonte:
http://lucachittaro.nova100.ilsole24ore.com/2008/06/la-terza-lezion.html

purtroppo il nostro magico amico Randy ci ha lasciato per il momento, ma sono certo che dal cielo ha già iniziato ad insegnare con le sue meravigliose lezioni tutte le anime celesti per realizzare i propri sogni dell'infanzia quando scenderanno sul pianeta terra.
ringrazio luca chittaro per il suo bellissimo post che ho voluto inserire nel mio blog per fare sapere chi era veramente Randy Pausch, ovvero una splendida persona che amava vivere divertendosi e nel suo poco tempo che il destino gli ha voluto riservare è comunque riuscito nell'intento di trasmetterci la sua voglia di realizzare i propri sogni e anche di come trasformare in favolose realtà tutti i nostri sogni di umani su questo pianeta chiamato terra!...grazie ancora magico amico Randy :-) tuo amico gianca

p.s.
ultima cosa per dire che alla fine il nostro amico Randy è riuscito a sconfiggere la Grande Mietitrice grazie alla sua volontà di vivere sognando e in tutte le persone che lo hanno conosciuto e amato sarà sempre vivo alla faccia della Grande Mietitrice...a volte si può essere morti anche se vivi e Randy sarà sempre vivo in noi anche se ci ha lasciato volando in cielo...

domenica 10 agosto 2008

piccola tesina sulla musica per gianca

- Definite la Musica come strumento utile a curare le malattie in generale, valutando le varie forme con cui si può presentare ad ogni livello percettivo.

La musica può essere considerata un linguaggio universale, che non necessità di alcuna traduzione, presente in tutte le culture. A mio modesto parere il vagito di un neonato alla sua nascita lo si potrebbe interpretare come un primordiale suono musicale.
Fin da piccolissimi, durante la nostra vita fetale percepiamo le vibrazioni di una melodia che filtra attraverso il liquido amniotico e ci trasmette attraverso l’apparato scheletrico al nostro cervello. In qualche modo il codice genetico ha già al suo interno le informazioni che sono in grado di creare un insieme di strutture cerebrali capaci di decodificare un linguaggio, per l’appunto la musica.
Questo spunto di riflessione è partito da un articolo di Andrea Sermonti che scrive su “ Il Giornale della Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri” e che da appassionato musicomane e musicista ( anche se scarso) non potevo fare a meno di notare e di offrirlo a voi accordiani.
In questo articolo si parla del rapporto che c’è tra le neuroscienze e la musica.
Parte dell’idea consapevole e ormai superata che le attività creative nascono dall’emisfero destro del cervello, mentre i ragionamenti matematici partano dall’emisfero sinistro. Tutte le convinzioni di un tempo sono completamente da rivedere, grazie ai nuovi metodi di studio dinamici dell’attività cerebrale, in cui la musica svolge in questi studi la parte del substrato ideale per realizzarli.
L’ascolto di un brano attiva le aree uditive della corteccia, ma non soltanto, vengono attivate anche altre parti del nostro cervello ben più estese, come ad esempio l’area visiva. Il messaggio sonoro codificato in armonie musicali è capace di stimolare connessioni neuronali estremamente complesse. Mentre l’emisfero destro, il così detto “emisfero creativo” coglie il timbro della musica e della melodia, il sinistro analizza il ritmo e l’altezza dei suoni, coinvolgendo aree deputate a funzioni diverse, come l’area di Broca (area del linguaggio), che sembra essere capace di riconoscere anche la sintassi musicale. Tutto questo sta ad indicare che la musica ed il linguaggio a livello cerebrale non hanno dei percorsi così distanti tra loro, e tutto questo rafforza l’idea che attraverso la musica si possono aiutare e stimolare le funzioni del linguaggio. ( Ad esempio nei bambini dislessici ).
La musica, come dice l’articolo, e riporto le testuali parole: “…è un linguaggio universale che trascende il significato delle parole, il cervello, oltre ad essere l’organo che inventa e produce la musica, controlla i complessi fenomeni biologici del corpo e la sua struttura così come l’attività elettrica dei neuroni possono essere ispiratori di nuovi schemi compositivi.
La creatività musicale non si ferma al talento, è anche ricerca, e come tale non da voce soltanto agli stati d’animo o pulsazioni emozionali, ma in quanto espressione di elaborata costruzione linguistica, può trarre informazioni strutturali da sequenze, processi logici, regole desunte dal gioco, dalla matematica, dalla natura.”.
Quello che componiamo in un determinato momento della nostra vita, è quindi espressione di ciò che siamo, di ciò che la nostra esperienza riesce a tradurre in suono. Tanto più conosciamo il linguaggio che andiamo a parlare, in questo caso la musica, tanto più raffinata ed espressiva potrebbe essere la nostra musica.
Che strumento meraviglioso è il nostro cervello, un ammasso di cellule e fibre nervose ripiegate più volte su se stesse e racchiuso in una scatola, abbiamo circa 100 miliardi di cellule nervose e 100 mila miliardi di connessioni sinaptiche.
Pensate è da questa struttura così complessa e meravigliosa che è nata e continua a nascere meravigliosa musica.
E’ per questo che non possiamo farne a meno, la musica, spiritualmente e strutturalmene è parte di noi stessi.

Questo articolo è stato scritto ascoltando: The Dark Side Of The Moon ( Pink Floyd); B.B.King, The best Of B.B. King Pornograffiti ( Extreme); Fabrizio De Andrè – 1979 – Arrangiamenti PFM vol 1.

Mi viene in mente che la prima melodia ansiolitica sia proprio la ninna nanna cantata ai propri neonati, cullandoli per aiutarli a trovare l’ispirazione del sonno, della tranquillità e sopratutto di un dialogo intimo e non verbale con la madre, calda e rassicurante.
Mio padre, che non c’è più usava fischiettare ad ogni suo ritorno dal lavoro e questo suo gesto sonoro simbolico risiede nei miei ricordi musicali, nella mia anima, nel mio cuore e per me questa è musica.

Riprendendo il discorso della musica legata alla cura delle malattie, la capacità della musica a guarire l’anima è riconosciuta in tutte le culture e il suo uso terapeutico si perde nella notte dei tempi. Si racconta, infatti, che Davide curasse la depressione di Re Saul con il suono della sua arpa e antichi papiri Egizi risalenti al 1500 a.C. descrivono appunto l’effetto benefico della musica sul corpo umano. In molti popoli primitivi sciamani e stregoni curano le malattie con suoni e canti.
Esistono molti casi documentati di persone in stato di coma prolungato (mesi o anni...) essersi risvegliati grazie all’uso della musica fatta loro ascoltare per periodi prolungati.

A mia memoria, si potrebbe collegare la musica, in un caso legato alla sonata K448 per due pianoforti di Mozart, che è stata utilizzata per valutarne l’effetto in alcuni pazienti che soffrivano di epilessia. Con il risultato di migliorare le prestazioni intellettuali dei soggetti e evitare l’insorgere delle crisi. La notizia è apparsa nel 2001 sulla prestigiosa rivista Journal of the Royal Society of Medicine Inglese.
E’ stato stabilito che la musica vivace come Mozart, Vivaldi, la Polka, la Salsa e il Reggae sono più indicate per alleviare la depressione e la tristezza.
Per concludere la ricerca moderna ha confermato i benefici psicoterapeutici della musica. Anche in esperimenti con gli animali esposti alla musica in confronto ad altri ad una terapia del comportamento standard, si sono ottenuti risultati migliori negli animali del primo gruppo.Il che è confermato indirettamente dal fatto che oggi in molti ospedali e istituzioni la musica è utilizzata per alleviare i disturbi dell’umore, dolore, tensioni e allentare il senso di isolamento.

• Descrivi un evento particolare in cui la musica ti abbia colpito in particolar modo.

Nella mia vita esiste un album magico dal titolo “The Koln concert” di Keith Jarrett suonato nel 1975, in cui per alcuni motivi il pianoforte con cui doveva esibirsi era scordato, ma lui non si fece prendere dal panico, anzi, incominciò a suonare nota dopo nota sulla tastiera del pianoforte che sembrava sfidarlo e improvvisando riusci’ a regalare al pubblico un concerto indimenticabile. Improvvisare, ecco mi soffermo su questa parola che racchiude il vero significato della musica a mio personale parere. La vera musica, nasce dal cuore e dall’anima e quindi non ha dei precisi canoni, nasce…e basta. ogni artista nella sua musica, cerca di trasmettere delle emozioni alle persone che l’ascolteranno…ed ogni persona a suo modo le elabora e le vive in modo univoco…e personale, tornando indietro nel tempo, quando era un bambino e ritorniamo al vagito del neonato alla sua nascita, forse la vera musica ha inizio in quel preciso istante per poi accompagnarci per tutto il resto della nostra esistenza terrena. Mi vengono in mente artisti come Giovanni Allevi che grazie al suo pianoforte dispensa di ricche emozioni il suo pubblico…musica che nasce dalla sua anima di getto…che dire poi del magnifico album “ Alone” di Cecilia Chailly che ha voluto dedicare al padre scomparso nel 2002, è riuscita assemblando le voci sue da bambina insieme ai suoi cari, e grazie al suono di vari strumenti a regalarci momenti profondi di mistica dolcezza e spiritualità nata da un grande amore paterno…la musica, ecco cosa rappresenta per me, attimi di emozioni, che abbiamo l’opportunità di fare nostri, solo se siamo allineati con essa…dobbiamo aprire i nostri cuori per sentire le mille note magiche che ogni giorno ci circondano. Aretha Franklin con il suo brano “ I say little a prayer” inneggia all’amore con parole bellissime che con la musica ci fanno sognare ad occhi aperti…concludo con Louis Armstrong e l’indimenticabile sua canzone” What a wonderful world”…magia allo stato puro, per palati buoni di musica vera…



Cosa rappresenta per te la Musica nella tua giornata, esprimi il tuo parere.
La musica, è la mia compagna di viaggio sia nelle ore diurne ( tragitto per il lavoro ) e pure nelle ore notturne, mi addormento ascoltando i brani dal mio inseparabile I.Pod.
E’ varia la musica che ascolto, dipende dal mio stato umorale, però ogni brano riesce a regalarmi emozioni uniche che mi proiettano come in una vita parallela dove io in prima persona sono partecipe di uno splendido spettacolo musicale legato a ricordi visivi di momenti belli vissuti…la musica per me rimane una compagna fedele, che non ti tradirà mai, ed è fonte inesauribile di gioia illimitata…
Metaforicamente parlando, la musica la si potrebbe paragonare al Popolo Migratore ( un bellissimo film documentario dedicato agli uccelli che migrano in terre lontane ), nel senso che la musica nel suo complesso migra nel nostro pianeta terrestre grazie ai canali televisivi e alle parabole satellitari, raggiungendo ogni persona che grazie all’uso di lettori mp3, si porta la musica in giro per allietare le proprie ore. La musica è il fischiettio dell’uccellino dalle piume azzurre ( legato al bel film K-Pax ), è il suono dei gabbiani in volo felici, è il primo vagito del neonato, è la ninna nanna della mamma per i propri figli e se ci pensiamo bene, quando una persona è sul punto di passare ad altra vita, spesso l’ultima parola che pronuncia, è proprio mamma, la persona che gli ha regalato il suo primo vagito facendolo nascere…e come un magico ciclo vitale, la musica nasce con noi, per condurci mano nella mano nel nostro percorso su questo pianeta terrestre…ma in definitiva, la musica siamo proprio noi…con i nostri sogni e la nostra voglia di vivere al massimo il tempo che qualcuno ci ha voluto donare, e il tempo, si sa, non va assolutamente sprecato…musica permettendo…
Sono giunto al termine della mia piccola tesina dedicata alla musica e in suo omaggio, ho trovato qualche frase di persona celebre e la voglio dedicare a tutti gli amanti della musica e della vita.



“ Suonate con tutta la vostra anima e non come un uccello ben addestrato”
C.Ph E. Bach
“ Qualunque sia l’intensità del suono col quale voi eseguite un passo, forte o fortissimo, piano o pianissimo, tenete conto degli accenti metrici, ritmici, patetici e fateli risaltare.
Non bisogna sotto pretesto di colorire, livellare e distruggere queste bellezze dell’espressione”
M. Lussy
“ Nel vero artista la sete di conoscere e di apprendere non cessa che con la vita. E uno dei mezzi più efficaci per ampliare la cerchia delle proprie cognizioni è quello di studiare i sommi compositori e di comprendere i grandi interpreti “
Noi dobbiamo riconoscere due categorie di artisti, cioè quelli che producono e quelli che interpretano, e conviene che non passa fra essi che questa differenza materiale”
F. Liszt
“ Dodici note in ogni ottava e la varietà del ritmo mi offrono delle opportunità che tutto il genio umano non esaurirà mai “
I. Stravinskij
“ Ascoltare la musica di Mozart significa sentire che è stata compiuta una buona azione. E’ difficile dire con precisione dove sia questa buona influenza, ma indubbiamente essa è benefica, quanto più vivo e meglio la conosco, tanto più amo la musica “
P.I.Chaikovskij
“ La musica è la voce di ogni dolore, di ogni gioia. Non ha bisogno di traduzione “
H. Exley
“ Musica, il più grande bene che i mortali conoscano. E tutto ciò che dal paradiso noi abbiamo quaggiù “
J.Addison