domenica 30 dicembre 2007

Mario Biondi and Duke Orkestra Live I love you More


MARIO BIONDI and Duke Orkestra
LIVE
I Love You More

L'album live del musicista-rivelazione del 2007. Voce roca, interpretazione calda e il supporto di grandi musicisti: questa la ricetta per nulla segreta di Mario Biondi.
Potremmo pensare, ascoltando queste note, gli strumenti, la sua voce, che il tour che l'ha portato in giro per l'Italia in questi mesi e da cui sono tratti i brani di questo album live, sia stato preparato a lungo. E invece no, è lo stesso Mario Biondi a dirlo:

Abbiamo davvero sfidato noi stessi mettendo insieme l'orchestra, i brani, le prove, le scene, le luci e la regia in pochi giorni. Questo ovviamente è stato possibile grazie alla professionalità di tutte le persone che hanno lavorato al tour e che non si sono risparmiate, con il desiderio di creare lo spettacolo bello che noi tutti desideravamo.
Il 2007 è stato per Mario Biondi un anno straordinario che, oltre a incoronarlo re incontrastato delle classifiche di vendita, lo ha visto anche vincitore di premi prestigiosi o significativi come "The Voice Venice Music Awards", il premio "Mia Martini", e il premio "Musica & Dischi" per l'album più venduto dell'anno.
In ottobre ha ricevuto anche il secondo disco d'oro e il secondo disco di platino per avere superato le 160.000 copie vendute.
A coronamento del successo ha interpretato un brano realizzato ad hoc per il documentario sulla vita di Sofia Loren, presentato in anteprima mondiale al "Roma Film Festival" 2007.
La tournée estiva (prodotta e realizzata da Live Tour) lo ha portato in alcuni dei teatri più suggestivi d’Italia (Teatro Romano di Verona, Teatro Antico di Taormina, Sferisterio di Macerata...), in club prestigiosi e gli ha permesso di esibirsi nall'ambito di importanti rassegne Jazz italiane ed internazionali.
E si è chiusa con due serate al Teatro Smeraldo di Milano, durante le quali è stato registrato questo doppio album Mario Biondi and Duke Orchestra, I Love you More - Live.
Il disco, prodotto da Live Tour, viene realizzato con l'orchestra di 25 elementi diretta per l'occasione dal Maestro Peppe Vessicchio, che ne arrangia anche alcuni brani, e con gli "High Five Quintet".
L'album si apre con la piacevolissima versione di Rio de Janeiro Blues, brano ritmato tratto dal precedente Handful of Soul (ovviamente anche del brano omonimo che ha segnato il successo nazionale del cantante siciliano troviamo una versione live in questa raccolta).
Il cd contiene anche diversi inediti tra i quali I love You More, brano a cui l'artista e compositore è particolarmente legato, e nuove rivisitazioni, come:
Close To You, brano celeberrimo di Burt Bacharach e Hal David, nella versione biondiana un piccolo capolavoro di swing, di musica soft ma allo stesso tempo intensa, un sottofondo che non si fa dimenticare ma resta presente e non fa rimpiangere l'interpretazione di Dionne Warwick, dei Carpenters o il memorabile duetto Bacharach-Barbra Streisand.
Guarda il video
Just The Way You Are di Billy Joel: una delle canzoni d'ambiente più belle mai scritte, in una versione più rapida a ritmata di quella originale del musicista americano, dotato di una voce molto più acuta e brillante. Anche questo brano acquista spessore e calore grazie al tono basso e roco di Biondi, che davvero possiamo definire il nostro Barry White.

Mario Biondi: articoli, recensioni e interviste su Wuz.it
articolo da fonte
http://www.wuz.it/Articolo/tabid/77/id/1771/Default.aspx

sabato 29 dicembre 2007

un Alone magico...di Cecilia Chailly



E' uscito “Alone” il nuovo album di Cecilia Chailly (su etichetta Emi Classics Italy) poliedrica artista del panorama musicale italiano. Cecilia infatti non è solo una celebre arpista , ma una musicista a 360°: in questo nuovo lavoro suona l’arpa, il violino, le percussioni, gli strumenti etnici e, naturalmente, canta.
Cecilia Chailly è, inoltre, la prima artista firmata da EMi Classics Italy dopo Maria Callas.

“Alone” è disponibile anche in digitale: dal 22 settembre è in esclusiva su iTunes.

“Alone, che per me non significa essere da soli ma in compagnia di sé stessi, con i propri pensieri, nel proprio mondo, fuori dal mondo”. “– così Cecilia Chailly commenta il suo nuovo disco.
“ALONE” suonato e registrato da Cecilia Chailly in casa con vari strumenti acustici, rappresenta il ritorno alle origini classiche, al crossover e al polistrumentismo. Diciassette brani introdotti da voci di famiglia del passato, fra struggenti canzoni dedicate alla memoria di suo padre.
Unica partecipazione all’album, l’amico e compositore Ludovico Einaudi che, oltre ad affiancare Cecilia nel progetto, ha registrato con lei, sul pianoforte del padre Luciano Chailly, il brano Living Room.
Cecilia Chailly è nata e vive a Milano.
A diciassette anni è prima arpa della Scala di Milano; intraprende un'intensa attività concertistica e collabora, fra gli altri, con il gruppo dei Neoromantici e con John Cage.
Nel 1997 esce l'album "ANIMA" (CGD East-West), con il quale vince il premio De Sica '97 per la musica. Nel 1998 pubblica anche il romanzo "Era dell'amore" (Bompiani), con il quale vince i premi Pisa e Calabria Opera prima 1998, Rapallo e Procida Elsa Morante Opera prima 1999. Nel 2002 esce l’album “AMA” (Sony Columbia), del quale è produttrice, autrice di musica, testi, arrangiamenti e orchestrazioni.
Nel 2006 affianca Ron al Festival di Sanremo nel brano "L'uomo delle stelle"

Si alternano brani interamente strumentali incentrati sul suono dell'arpa, come Tempo che apre l'album, il breve L'attesa, lo struggente Kiss From Heaven, il ritmato And Life Goes On, Quinto Passaggio, Four Years Old, Lucciole, L'addio, Tsunami (introdotto dal suono delle campane distorte tratte da Il Mantello, opera di Luciano Chailly su libretto di Dino Buzzati), LentaMente, La tenerezza dei ricordi, I Miss You, ed altri come C'è una valle, So Far Away e Solamente tu - dove si sommano altri suoni e in particolare la voce della musicista - ricordando infine Living Room con il pianoforte di Ludovico Einaudi e Dies Irae, il pezzo di chiusura dal ritmo straordinario alla Carmina Burana, su testo religioso.
Interamente suonato e registrato da lei in casa con vari strumenti anche legati al passato di famiglia (arpa acustica, arpa elettrificata, pianoforte, violino, percussioni etniche, flauti, ocarina, armonica a bocca) "rappresenta il ritorno alle origini classiche, al Crossover e al polistrumentismo".
Unica partecipazione esterna, Ludovico Einaudi al pianoforte nel brano Living Room.

Non vi fate influenzare dall'idea che Cecilia Chailly possa fare musica "per pochi", difficile o persino noiosa giacché proviene da una scuola classica e il suo strumento (udite, udite!) è addirittura l'arpa. No, questo è un album vario, interessante, colto ma mai "pedante", denso di brani straordinari per scoprire una vera interprete e una musicista.

Indirizzo di Trackback per questo post:
http://blog.blogosfere.it/mte/mt-tb.php?tb_id=32936


commento gianca

l'album Alone di Cecilia Chailly è veramente bello e se vi fidate di me, non dovete lasciarvelo sfuggire...vi regalerà delle note magiche su questo pianeta Terra!!...parola di uno che arriva da un lontano pianeta di nome K-Pax...

Giulietta e Romeo...Brani scelti


Tratto dall’opera popolare di
RICCARDO COCCIANTE e PASQUALE PANELLA

GIULIETTA E ROMEO, Brani Scelti

IL DISCO

Nei negozi da venerdì 30 novembre 2007

Dopo il successo mondiale di Notre Dame de Paris, Riccardo Cocciante e Pasquale Panella sono tornati con l’opera popolare Giulietta e Romeo: musica e versi che raccontano – con forza espressiva ed emozione – l’odio tra famiglie, tra clan, tra fazioni, contrapposto all’amore puro e tragico di due adolescenti.
Dopo le date all’Arena di Verona con oltre 100 mila presenze in sole 10 repliche, i successi a Milano e Roma, arriva finalmente il disco tratto dall’opera.
Dal 30 novembre 2007 sarà in vendita Giulietta e Romeo, Brani Scelti, un’occasione da non perdere per tutti coloro che hanno già avuto modo di apprezzare le musiche dell’ultimo capolavoro di Cocciante e Panella.
Per il disco sono stati scelti 21 tra i brani più significativi e intensi dell’opera. Un’ora di musica registrata a Londra con orchestra sinfonica diretta da Rick Wentworth, già collaboratore dei Pink Floyd, Paul Mc Catrtney e Roger Waters.
Interpreti dei brani i protagonisti dell’opera: un cast giovane e brillante, selezionato dopo una lunga fase di ricerca durata più di due anni, che ha visto oltre 9 mila richieste e 1248 audizioni con l’obiettivo, raggiunto, di far cantare l’opera ad artisti della stessa età tramandata dalla leggenda.
Il disco Giulietta e Romeo, Brani Scelti è stato realizzato tra gli Air Lindhurst Studios di Londra, i Studios Guillaume Tell di Parigi e il Forum Music Village Studios di Roma, tra settembre 2006 e maggio 2007. Alle registrazioni hanno partecipato 156 artisti tra musicisti, coristi classici, coristi di strada, voci bianche e voci soliste.
“Con Giulietta e Romeo ho cercato di inserire il dramma in musica nel linguaggio musicale contemporaneo - spiega Riccardo Cocciante - creando una fusione tra la tradizione della grande orchestra e della vocalità non microfonata, prerogativa dell’opera classica, e le potenzialità espressive insite nell’uso della tecnologia”.
A pochi giorni dall’uscita del disco sarà in rotazione sulle principali radio il singolo Gli Occhi Negli Occhi interpretato da Gian Marco Schiaretti, che nell’opera ricopre il ruolo di Mercuzio. Tratto dal Primo Atto dell’opera, il brano descrive il momento in cui, per la prima volta, alla festa a casa Capuleti, gli sguardi di Giulietta e Romeo si incontrano.

articolo da fonte
http://www.gufetto.it/cms/index.php?option=com_content&task=view&id=2714&Itemid=30

Mario Biondi musica magica...live


Dopo lo straordinario successo del precedente album, Mario Biondi si ripresenta nella veste a lui più congeniale con un album doppio live.
Registrato a Milano al Teatro Smeraldo nell'Ottobre 2007, "Mario Biondi Live - I Love You More" rappresenta l'autentica consacrazione di un grande artista.
La voce inconfondibile di Biondi è qui arricchita da una grande orchestra composta dal High Five Quintet, uno dei quintetti jazz più formidabili del panorama Italiano ed Europeo e dalla Duke Orchestra arricchita per l'occasione da una sezione d'archi e diretta dal Maestro Beppe Vessicchio.
Il risultato è straordinario, l'alchimia che si crea tra il quintetto jazz, l'orchestra d'archi e la voce di Biondi è davvero unica ed emozionante, gli assoli del trombettista Fabrizio Bosso e del sassofonista Daniele Scannapieco interagiscono con le parti vocali in un perfetto connubio stilistico.
18 brani fanno parte del doppio CD, si parte con Rio De Janeiro Blues per continuare con la splendida Close to You di Burt Bacharach, per proseguire con altri grandi temi come: No Mercy For Me, A Handful of Soul, On a Clear Day, Just The Way You Are e molti altri classici, fino ad arrivare a brani inediti come, I Love You More, scritta dallo stesso Biondi, che da il titolo a questo progetto.
Un doppio album in un'elegante confezione digipack per apprezzare il sound inconfondibile di un artista che non solo è stato la più grande rivelazione del 2007 ma che dimostra con questo progetto di avere un'autentica caratura Internazionale.

articolo preso da fonte
http://www.blackoutfirenze.it/cdgiausciti/mariobiondiliveiloveyoumore

venerdì 28 dicembre 2007

Keith Jarrett in The Koln Concert


Keith Jarrett: The Köln Concert
Recensione di: Ezekiel25_17, (Wednesday, March 23, 2005) Voto: * * * * *

"Non possiedo nemmeno un seme quando comincio a suonare. E' come partire da zero. [...] Il jazz è lasciare che la luce brilli. Non cercare di accrescerla, lasciarla essere" (K. Jarrett).
Queste due frasi potrebbero bastare a recensire l'intera discografia di Keith Jarrett. Chiunque abbia mai eseguito dell'improvvisazione totale, a qualsiasi livello e su qualsiasi strumento, sa che la seconda frase è dannatamente vera. Se provi solo un momento a strafare, a suonare una nota che non senti, l'ascoltatore se ne accorge e l'atmosfera si fa tesa, perciò devi riprenderti subito l'ispirazione altrimenti va tutto a puttane.
"Solo nell'improvvisazione l'ascoltatore ha la possibilità di avere un reale contatto con il musicista, senza la normale distanza che esiste in altri tipi di esecuzione. Ogni nota non è scritta su uno spartito è non è stata neanche prevista prima. Ogni nota è nel presente ed è viva".
Queste parole possono non avere alcun senso per qualcuno di voi ma credetemi, il concerto di Colonia ne è la prova. Forse per questo nessuno è stato abbastanza matto da recensirlo finora, perché pensare di poter spiegare questa musica è veramente una mattata. Infatti la infarcirò di citazioni di Jarrett. Meglio lasciar parlare lui.
Comunque, il presentimento che questo sarebbe stato un concerto particolare (diciamolo pure, di merda) si ebbe quasi subito, come narra uno dei classici dell'aneddotica: 24 gennaio 1975. Jarrett è arrivato il giorno stesso in macchina dalla Svizzera, dopo aver passato una notte in bianco. Ha mangiato da un quarto d'ora in un pessimo ristorante. Incazzato, con i krauti sulla bocca dello stomaco e la palpebra pesante raggiunge il teatro dell'Opera, dove al posto del Bosendorfer grancoda che aveva ordinato c'è un buffo attrezzo che "suonava come una pallida imitazione di un clavicembalo o un piano barrelhouse, era lungo sette piedi e neanche era stato revisionato". In più si vede praticamente costretto a suonare nella parte centrale della tastiera, visto che gli estremi sono piuttosto scordati.
Nel backstage Keith attende il suo momento. Ormai non gliene importa più nulla, forse non ha neanche il formicolìo ai piedi da pre-concerto. Se ne sta seduto ad aspettare che gli si tolga questo dente, con la testa già in America, e il mento sul petto.
E' il momento. Keith entra, fa l'inchino e va a sedersi.
Gli applausi sfumano.
"La cosa più importante in un mio concerto è la prima nota o le prime quattro note. Se hanno sufficiente tensione, il resto del concerto viene da sè, quasi naturalmente [...] bisogna solo raggiungere il nucleo della musica e poi questa suona da sola".
Ascoltate le prime cinque note del concerto. Più che tese sono sospese, come in levitazione. Poi il resto va da sé.
"Se si è un improvvisatore, un vero improvvisatore, si deve avere familiarità con l'estasi (io direi "l'ispirazione", n.d.r.), altrimenti non si entra in contatto con la musica. Quando si compone si aspetta che questi attimi particolari giungano (appunto, l'ispirazione n.d.r.), in qualsiasi momento questo accada. Può anche darsi che oggi non arrivino. Ma quando s'improvvisa, alle otto di stasera per esempio, è necessario avere una tale familiarità con questo stato da poterlo raggiungere comunque".
Molti brani del concerto li conosco a memoria. Li ho marchiati nel cervello, come altre diverse migliaia di persone. Questo disco è notoriamente il più venduto di Jarrett, e l'unico bestseller jazz a non essere un disco jazz.
I puristi infatti hanno cominciato subito a storcere il naso (e ad ascoltarlo e riascoltarlo in gran segreto), ma qualcuno dovrebbe spiegargli che questo non è jazz. E' Keith Jarrett.

articolo preso da fonte
http://www.debaser.it/recensionidb/ID_3928/Keith_Jarrett_The_K_F6ln_Concert.htm

commento gianca
...pensate che buffo, prima di ricevere in regalo questo meraviglioso album The Koln Concert non sapevo chi fosse Keith Jarrett...poi ascoltando le sue magiche note improvvisate dal suo pianoforte in questo mitico concerto, ho capito quanto sia stato fortunato a ricevere questo meraviglioso album!!...da collezione!!...
p.s.
la (Part 1) dell'album è divina!!...

giovedì 27 dicembre 2007

il Bacio di Klimt


CLAUDIA TILLOCA, "Klimt, Il Bacio"

Nel Bacio si esprime la visione di abbandono e dedizione della donna nei confronti dell'uomo, uomo rappresentato proteso in avanti, in atteggiamento di forza protettiva e tenerezza nei confronti di chi si abbandona totalmente a lui: l'accento in questo caso si pone, quasi un'eccezione nel panorama della produzione klimtiana, sul connubio ideale, spirituale e fisico, delle due figure. Particolari espressivi quali l'estrema definizione delle mani maschili, nodose e affusolate al contempo, a contrasto con il nitore della diafana pelle della giovane innamorata, attribuiscono all'uomo una identità di approdo, di porto sicuro in cui potersi abbandonare, languidamente espresso dallo stato estatico della donna, finalmente libera di esprimersi nella sua fragilità femminile, con una mano morbidamente appoggiata sulla nuca maschile e l'altra in cerca di un tenero sostegno come in una carezza, rimettendosi a lui interamente.
Non più quindi donna conturbante e solitaria, arbitro unico del mondo maschile in un gioco di rimandi e ammiccamenti erotici, ma dualità di principi vitali che si fondono, in un reciproco scambio di sensi e amore infinito, fissato nell'attimo di compenetrazione spirituale attuata dall'atto del dare e del ricevere.
Rapiti in estasi estatica, gli amanti spiccano al centro della tela con tutta la forza espressiva del decorativismo simbolico ed allegorico di Klimt, in uno stile bidimensionale in cui lo sfondo altro non sembra che il riverbero del fulgore dell'oro dei corpi che, insieme, cinge e accoglie il momento estatico dell'Amore. Neppure il prato fiorito, con la sua vivace policromia, riesce a catturare lo sguardo. Questo è rapito dal gesto stesso e dal biancore della donna: ancora una volta protagonista, ma completa solo in quanto appagata dall'amore di colui che ama, a cui concede i suoi sensi, sentimenti, emozioni, in un abbandono totale ed incondizionato. E' ancora una volta la donna, dunque, a trasmettere la pienezza interiore più intensa, punto di partenza e di arrivo di sensazioni che in lei prendono forma e trovano la strada d'esprimersi: amore e morte, voluttà ed innocenza, salvezza e perdizione.
La netta separazione dei due sessi, evidenziata dal codice simbolico di elementi geometrici quadrati e spigolosi per l'uomo e di forme circolari e spiraliformi per la donna, trova la sua trascendenza nell'aura che circonda entrambe le figure, incarnazione dei due principi vitali a cui sembra far eco la cascata di triangoli d'oro, appendici e radici di vita, congiuntamente allo sfondo che, in una sorta di 'pendant' simmetrico, nasconde, con un sapiente gioco di trasparenze ed affioramenti, le stesse forme geometriche e sinuose dei due amanti.
Superamento, dunque, della conflittualità espressa nelle altre opere, in un crescendo di unione spirituale che si traduce in una purezza ideale, racchiusa in un'aura mistico-erotica in cui l'erotismo si percepisce in modo etereo ed impalpabile, forza vitale che si genera dall'unione dei due amanti.

Klimt, nel Bacio, è così riuscito nel difficile, se non impossibile tentativo, di fermare l'attimo di compenetrazione totale, di 'sympatheia' dell'amore, fissando in una dimensione a-temporale ed a-spaziale quel gesto di respiro cosmico che vive di per sé, incarnato nell'intreccio degli amanti. Irreale e reale al tempo stesso, il Bacio immerge lo spettatore in un mondo onirico di non-tempo, unica realtà spazio-temporale in cui trovano modo di esprimersi i sensi primordiali e le pulsioni vitali. Il fascino del quadro risiede nell'impossibilità di compenetrazione in tale perfetta, simbolica, eterna unione, nell'inafferrabilità di quel vago che l'avvolge, di cui si percepisce l'essenza ma non la sostanza, nell'ineffabilità ed indefinibilità di quell'atmosfera da subire. Mondo onirico, dunque, dove cessano i contatti con l'esterno ed in cui il non-tempo scaturisce dalla fissità del gesto incastonato tra preziosismi bizantineggianti, assolutezza stellare dello sfondo, astrattezza coloristica delle vesti, in un'atmosfera di totale estraniazione dal mondo.

articolo preso da fonte
C. Tilloca, Klimt, Il Bacio: l'estasi dell'abbandono ovvero il non-tempo dell'amore, in "XÁOS. Giornale di confine", Anno I, n.2 luglio-ottobre 2002, URL: http://www.giornalediconfine.net/n_2/art_9.htm


Immagine tratta da G. Néret, Klimt, L'Espresso

Giovanni Allevi
No Concept: un disco per sognatori...

“Ho scritto No Concept quasi per intero nel periodo in cui ho vissuto ad Harlem: volevo entrare in contatto con la poesia schietta delle nuove forze artistiche di New York. Sono andato in America per allontanarmi dai vincoli della tradizione europea, per allontanarmi dalla sua storia e guardarla con occhi nuovi. No Concept è nato in quelle notti, passeggiando sui marciapiedi caldi, con le antenne alzate per captare qualunque emozione, mentre nelle dita fremeva tutta l'accademia che avevo assorbito”

Giovanni Allevi fugge ogni definizione. Dice: “La mia musica strumentale, indubbiamente, potrà chiamarsi musica classica contemporanea, ma nel semplice significato che è musica di oggi: la musica di un compositore che vuole interpretare il suo tempo, così come tutti i compositori hanno fatto prima di lui. E tutto ciò senza legacci o sovrastrutture.”. Entrare nel labirinto dei rimandi e delle citazioni rischia quindi di farci smarrire la direzione. No Concept è un disco per sognatori, che narra dell’innamoramento, dei fisici momenti di avvicinamento e allontanamento sentimentale.

Giovanni Allevi ha registrato questo disco con un Bösendorfer Imperial. Nel 2005 è stato insignito Vienna dell’onoreficenza di “Bosendorfer Artist”, per la “valenza internazionale della sua espressione artistica”. La registrazione “acustica” realizzata grazie ad un microfono a nastro, che garantisce una maggiore limpidezza del suono, esalta la qualità del pianoforte. No Concept è un disco che concede il tempo dell’ascolto. Che cattura con una rara freschezza melodica anche l’ascoltatore meno avvezzo al genere strumentale. I tredici brani, delicati e mai viziosi di tecnicismi, saranno percepiti dall’ascoltatore come “canzoni” nell’accezione più moderna e pop del termine. Suite “bonsai” di facile fruizione e mai banali.

Scoperto da Saturnino, bassista di Jovanotti, e da lui prodotto per l'etichetta Soleluna alla sua prima avventura discografica, 13 dita , Giovanni Allevi il 6 marzo 2005 si esibisce sul palco del “Blue Note” di New York, facendo registrare il tutto esaurito. E proprio nel periodo americano nasce No Concept. Tra i brani spiccano Notte ad Harlem, un agrodolce passeggiata notturna; Breathe, la track più lunga, un saliscendi di rivoli musicali che ti incolla; Come sei veramente, il più orecchiabile tra i brani, che è stato scelto come colonna sonora del nuovo spot della casa automobilistica Bmw diretto dal regista Spike Lee.

03 maggio 2006 Di Francesco Marchetti

news: al Teatro Smeraldo a Milano il 10-11 marzo Allevi in concerto...da non perdere assolutamente!...